Ancora questa catena di approvvigionamento, ma non si stava risolvendo tutto?

Lo so, questo è un tema che può apparire noioso, ma credimi, capirlo a fondo può fare la differenza per i tuoi investimenti.

Ci torno sopra perchè, prima di scegliere qualsiasi azione da mettere in portafoglio, è fondamentale che ti chieda che impatto avranno i problemi della supply chain sul titolo che stai comprando.

Omicron sembra non aver impattato in modo determinante sull’economia, e questo è un bene, ma non possiamo dire che sia stata indolore.

Infatti i colli di bottiglia già presenti nella catena di approvvigionamento si sono aggravati per una cronica mancanza di personale dovuto all’altissimo numero di contagiati.

Ormai non si contano più il numero di container fermi davanti ai più importanti porti del mondo perché manca il personale per scaricare le navi.

Addirittura, anche in Cina, stando a quanto riportano alcuni giornalisti americani che lavorano sul territorio, quasi il 40% della forza lavoro portuale cinese sia K.O per i nuovi focolai di Covid-19. 

Omicron è certamente meno aggressiva, ma comunque costringe le persone a rimanere a casa e visto l’alto grado di contagiosità questo si traduce appunto in una cronica mancanza di forza lavoro.

Tra l’altro ci stiamo avvicinando ad un importante periodo di festività in Cina e se le merci non arriveranno nei vari centri commerciali e nei negozi alimentari, ci potrebbe essere un forte contraccolpo economico.

Ovviamente tutte queste notizie sono da prendere con le molle, sappiamo bene quanto la Cina sia poco trasparente e quindi è impossibile avere notizie ufficiali attendibili.

Tuttavia il problema esiste in tutto il mondo, su questo non ci sono dubbi.

La cosa più preoccupante è che la debolezza della catena di approvvigionamento è un fattore che viene da lontano, il covid ha solo fatto esplodere questo problema, che in realtà covava da tempo.

Ti basti pensare all’incredibile caso della Nave incagliata nel Canale di Suez che per diversi giorni ha bloccato il mondo intero. 

Questi colli di bottiglia sono impensabili nella società moderna, eppure ci sono e non sono facili da eliminare.

Il cosiddetto Big Crunch, ovvero il collasso della supply chain è un qualcosa di cui si parla da almeno 4-5 anni. 

La globalizzazione ha portato prepotentemente alla ribalta questo fattore, che poi è stato acuito da eventi come la Brexit o da tendenze in atto come quella da parte degli stati nel cercare di offrire prezzi sempre più bassi per attirare fette di trasporto maggiori, ma tutto questo è andato a scapito della qualità della logistica.

In questo quadro già difficile è ovvio che il Covid sia entrato con la delicatezza di un elefante in una stanza di cristallo, travolgendo la situazione che sta veramente diventando complicata.

Gli effetti di tutto questo sono inequivocabili. 

Ogni giorno vengono trasportati 25 milioni di container e se solo ad aprile dell’anno scorso i tempi di attesa erano di 8 giorni, ora siamo arrivati ad oltre 12 settimane di fermo prima di essere scaricati.

Chiaramente tutto questo si riflette anche sui costi di trasporto. 

Un anno fa scaricare un container costava intorno a 3.500 dollari mentre ora il costo di scarico supera i 17.000 dollari.

Sono numeri che fanno una certa impressione.

Secondo i responsabili delle più importanti aziende di logistica questo è un problema che è destinato a durare per qualche anno e non si aspettano che venga risolto nel 2022.

Ecco perché è bene prepararci ad un periodo di prezzi alti prolungato.

Come ti ho ricordato anche ieri, il modo in cui la FED gestirà il problema inflazione sarà uno dei fattori chiave per capire come si muoveranno i mercati azionari nel 2022.

Va però detto che quest’anno ci sono le elezioni di Mid Term negli Stati Uniti. 

Come ripeto sempre un’economia sana determina la rielezione del presidente, che con queste elezioni di medio termine non si gioca il posto alla casa bianca, ma si gioca comunque la governabilità. 

Se dovesse perdere, si troverebbe un congresso a maggioranza Repubblicana che potrebbe bloccare ogni sua politica.

Certo, Biden potrebbe forzare la mano e procedere a forza di decreti governativi, ma sappiamo che gli americani non amano questo modo di fare e quindi rischierebbe seriamente di giocarsi la rielezione.

Per questi motivi potrebbe esserci l’eventualità che Biden prenda di petto il problema, adottando misure anti-covid più dure che potrebbero abbassare più velocemente la curva di contagio e quindi diminuire le persone a casa in quarantena.

È comunque un problema complicato su cui non è facile intervenire.

Ciò che è certo è che la situazione al momento è abbastanza grave. 

Tutti i settori lamentano una mancanza di merce da vendere, in particolare il settore alimentare sembra essere uno di quelli in maggiore sofferenza.

E saranno proprio le trimestrali dei maggiori store alimentari degli Stati Uniti che ci potranno dire, meglio di ogni altro indicatore, cosa possiamo aspettarci.

Infatti, anche se non in Europa non stiamo ancora vivendo questo problema, negli States abbiamo già visto molti scaffali vuoti nei supermercati. 

Prodotti di largo consumo come i cereali, la carne in scatola, le bevande energetiche e i biscotti surgelati – solo per citarne alcuni – sembrano essere veramente introvabili.

Le prossime trimestrali ci diranno come sono andate le cose nel periodo natalizio e soprattutto mi aspetto che nelle guidance queste società ci dicano cosa si aspettano per il futuro per quanto riguarda l’approvvigionamento.

Sarà un termometro importante e non mancherò di informarti a riguardo.

Per il momento ti invito a considerare il fattore approvvigionamento come centrale nella valutazione di qualsiasi titolo deciderai di inserire in portafoglio.

Come sempre, se vuoi un supporto nelle tue decisioni, i miei analisti possono aiutarti. Per entrare nella famiglia PascaProfit ti basta mandare un messaggio al 392 51 86 777, un mio collega ti richiamerà per spiegarti tutto senza nessun impegno da parte tua.

Al tuo successo

Giuseppe Pascarella

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