11 miliardi di dollari di ricavi che oggi rischiano di scavare la fossa ad Amazon per risarcimento danni

Amazon ha ricavato ben 11 miliardi di dollari dalle vendite dei prodotti di terze parti nel primo trimestre del 2019, ovvero da quei negozianti che si affidano a questa piattaforma per vendere la propria merce.

Fino ad oggi è andata bene al signor Jeff Bezos.

Più della metà degli articoli venduti nel suo Marketplace appartiene a negozianti di terze parti e la sua idea di business si è rivelata vincente: alti guadagni a fronte di un minimo investimento.

Pochi problemi con clienti. Se un prodotto era difettoso nessuno poteva incolpare Amazon, come deciso da numerosi tribunali.

Ma da Luglio 2019 la musica è cambiata.

Il tribunale federale di Filadelfia ha sentenziato che la società di Bezos può essere ritenuta responsabile per i difetti legati anche ai prodotti venduti da terze parti.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa è accaduto.

Siamo nel 2014 e una donna di Filadelfia, Heather Oberdorf, acquista sul marketplace per $18,48 dollari un guinzaglio retrattile per cani, dal venditore “Funny Gang”, volatilizzatosi poi nel nulla dal 2016 in poi.

Peccato che questo guinzaglio fosse difettoso. Nell’usarlo per portare a passeggio il suo cane in una fredda mattina del Gennaio 2015 si è spezzato e riavvolto in faccia alla donna, causandole un infortunio con la parziale perdita dell’occhio sinistro.

Naturalmente Heather ha cercato di reclamare il difetto in prima battuta al venditore, ma non riuscendo più a contattarlo, ha denunciato nel 2016 direttamente Amazon.

Altri prima di lei avevano già tentato un’impresa di questo tipo, ma fino ad oggi, le sentenze dei tribunali erano state favorevoli al noto e-commerce, scrollando la responsabilità dalle sue spalle.

Ma da Luglio 2019 si scrive una nuova pagina per la società di Bezos. Secondo quanto riportato dalla nota agenzia di stampa britannica Reuters, due giudici su tre della Pennsylvania hanno ritenuto Amazon responsabile in parte, perché il suo modello di business consente ai fornitori di terze parti di nascondersi al cliente finale.

In questo caso il negozio “Funny Gang” aveva spedito l’oggetto difettoso direttamente alla signora Oberdorf dal Nevada. In altri casi i venditori sfruttano i magazzini di Amazon, che risulta in tutti i casi solamente la vetrina che collega il venditore all’ acquirente. Nulla di più fino ad oggi.

Cosa significa questa sentenza per la società di Jeff Bezos?

Dato che i prodotti venduti nel marketplace di terze sono il 58% sul totale – dati del 2018 – pari a 160 miliardi di dollari, le probabilità di inciampare in un altro oggetto difettoso è molto alta.
E di conseguenza aumentano esponenzialmente i possibili risarcimenti.

Che sia la punta dell’iceberg che ha colpito il colosso numero uno al mondo degli e-commerce per farlo affondare?

Il fatturato dichiarato dalla nota società nel primo trimestre 2019 è di 3,56 miliardi di dollari, ma se dovesse iniziare la trafila di denunce, accuse, sentenze, cosa succederebbe agli incassi del marketplace più famoso?

Per ora, a pochi giorni dalla notizia, il titolo AMZN non ha subito minimamente alcun danno.
Anzi risultano in aumento del 1,3% nelle ultime cinque sedute le sue azioni, che hanno raggiunto quota 2012,64 dollari (+1,22 dall’ultima variazione).

Per cui se vuoi approfondire l’argomento sulle azioni Amazon, verificare quale sarà il loro andamento nei prossimi giorni o se semplicemente sei curioso di conoscere gli altri titoli che fanno parte del mio portafoglio ti consiglio di visitare il sito www.pascaprofit.com.

 


 

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