Cosa è successo la scorsa settimana sui mercati?

Come ogni lunedì andiamo a vedere cosa è successo settimana scorsa sui mercati.

Se hai degli investimenti a lungo termine ti consiglio di non guardarli tutti i giorni, un controllo eccessivo può nuocere alla tua emotività.

Dare un occhiata una volta a settimana è più che sufficiente, ecco perché ogni settimana ti presento un riassunto di quello che è successo.

In pochi minuti ti puoi tenere aggiornato per capire quali sono le tendenze da tenere d’occhio.

Come sempre partiamo dal vedere come si sono mossi i vari asset.

Come vedi è stata una settimana interlocutoria, con il mercato che non ha avuto ne appetito al rischio né avversione, anche se nell’incertezza è certamente prevalsa la voglia di andare a caccia di rendimento, come testimonia il +0.15% dell’azionario dei mercati emergenti e il -1.26% delle obbligazioni statali statunitensi.

Le materie prime in generale hanno fatto la parte del leone, nella speranza che la campagna vaccinale riporti il mondo ad una parvenza di normalità e quindi porti ad un aumento della domanda.

A farne le spese è stato l’oro che ha continuato il suo rally negativo partito nell’agosto dello scorso anno. Infatti il metallo prezioso sta da qualche tempo pagando il progressivo ritorno alla normalità che ha riportato un po’ di ottimismo rendendo meno appetibile un bene rifugio per eccellenza come l’oro.

Venendo invece all’asset che ci interessa più da vicino, ovvero l’azionario americano, possiamo vedere che anche l’S&P 500 ha avuto una settimana interlocutoria. Dopo un ottimo inizio settimana l’indice più rappresentativo di Wall Street ha iniziato a lateralizzare fino a chiudere la settimana in leggero calo.

Il driver della settimana passata è stato, a detta di molti analisti di Wall Street, il rendimento del Treasury a 10 anni. Le aspettative di una ripresa economica con un conseguente rialzo dell’inflazione continuano a spingere verso l’alto il tasso dei titoli di Stato statunitensi che sono più che triplicati dai minimi di marzo, pur rimanendo inferiori alla media storica. 

Il rialzo dei rendimenti nominali dei Treasury statunitensi di questa settimana ha superato quello delle aspettative di inflazione, portando così ad un rialzo dei tassi reali.

Non è un caso che l’oro sia stato l’asset meno amato dal mercato questa settimana, d’altronde l’oro, essendo un bene rifugio, tende ad essere inversamente correlato con i tassi reali.

Come si vede chiaramente dal grafico, la scorsa settimana le aspettative dell’inflazione – linea blu – sono scese, probabilmente per effetto degli ultimi dati che hanno mostrato che nell’economia reale al momento l’inflazione stenta a salire.

Essendo saliti i tassi nominali dei Treasury – linea rossa – sono conseguentemente saliti anche i tassi reali – linea verde – che sono effetto delle due curve precedenti.

Cosa possiamo dedurre da tutto ciò?

Bè che al momento la tanto paventata inflazione stenta a salire. Sembra addirittura che la FED stia acquistando bond legati all’inflazione  con l’intento di far salire il prezzo e di conseguenza scendere il rendimento, il tutto con l’obiettivo di spingere artificialmente al rialzo le aspettative di inflazione, nell’estremo tentativo di creare una profezia autoavverante che porti al rialzo dell’inflazione vera e propria.

La FED riuscirà nel suo intento?

Ah saperlo…

Certamente possiamo dire che negli ultimi 7-8 anni sia la FED che la BCE hanno fatto parecchia fatica a raggiungere il livello di inflazione target.

Tuttavia, come ho scritto nel mio Editoriale di qualche settimana fa…

Nessuno può escludere un’inflazione più alta delle previsioni intorno al 2.3%. Molto dipende da come si svilupperà la pandemia nei mesi a venire, che sarà in gran parte determinata dal grado di successo nella distribuzione dei vaccini. Un altro fattore da tenere d’occhio è la spesa dei consumatori. I risparmi delle famiglie sono aumentati di recente e quindi la disponibilità delle PMI a una maggiore capacità di spesa potrebbe scatenare un’esplosione di pressioni inflazionistiche.

A compensare la potenziale impennata nella spesa dei consumatori vi è la negatività del mercato del lavoro che continua a perdere lavoratori a livelli altissimi. Le richieste iniziali di disoccupazione sono scese sotto gli 800.000 la scorsa settimana per la prima volta dalla fine di novembre, ma sono ancora alla pari con i livelli più profondi delle recessioni passate.

L’inflazione si riprenderà e si stabilizzerà nel 2021 e il rischio di deflazione del 2020 sta svanendo, ma non è ancora chiaro se questo porterà presto ad un nuovo e persistente regime inflazionistico nettamente più elevato rispetto a quello prevalente prima della pandemia.

Come sempre rimaniamo con gli occhi aperti, prendiamo atto che la scorsa settimana l’inflazione ha subito una battuta di arresto ma si sà, una rondine non fa primavera.

In ogni caso non c’è bisogno di aspettare che l’inflazione aumenti per smettere di lasciare i propri soldi a marcire sul conto corrente.

Far fruttare i propri risparmi è essenziale per garantirsi un futuro più sereno.

Investire non è così difficile se hai al tuo fianco chi ti guida al meglio  per ottenere il massimo dai tuoi risparmi.

 Se vuoi entrare nella grande famiglia di PascaProfit manda subito un whatsapp al numero 392 51 86 777 un mio collega ti richiamerà e senza impegno ti indicherà la strada migliore per te per far lavorare i tuoi soldi.

Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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