Cosa pensa del Bitcoin Bank of America

Quando si parla di BitCoin si è spesso costretti a scendere nel campo delle opinioni.

È veramente difficile sapere cosa succederà alla più famosa delle criptovalute.

Se non sei nuovo di queste parti ormai dovresti sapere che non amo interrogare la palla di cristallo per cercare di prevedere il futuro e so bene che le opinioni, molto spesso, lasciano il tempo che trovano.

Tuttavia, pur non amando particolarmente gli analisti di Wall Street, almeno una volta a settimana mi piace riportarti l’opinione di un super analista selezionata e tradotta direttamente da me.

Penso che in fondo qualcosa da imparare ci sia sempre anche se ovviamente va tutto preso con le dovute precauzioni.

Non di rado questi super esperti finiscono per cambiare idea in fretta.

Come diceva il grandissimo Groucho Marx:

Queste sono le mie opinioni. Se non vi piacciono, ne ho delle altre.

Fatte queste premesse, secondo me val la pena leggere ciò che ha detto al Wall Street Journal un importante analista di Bank of America riguardo i bitcoin.

“In generale, troviamo che il Bitcoin non è stato particolarmente convincente come copertura dell’inflazione in quanto le materie prime e persino le azioni forniscono correlazioni migliori all’inflazione. 

Per questo pensiamo che il principale motivo per tenere in portafoglio Bitcoin non sia la diversificazione, la diminuzione della volatilità o la protezione dall’inflazione, ma piuttosto il suo potenziale aumento del prezzo, un fattore che dipende esclusivamente dalla domanda di Bitcoin che supera l’offerta su una base futura. Va comunque detto che non è ancora possibile valutare il BitCoin in relazione all’inflazione. Le principali nazioni sviluppate – in particolare gli Stati Uniti – hanno visto relativamente poca inflazione negli ultimi dieci anni. Così Bitcoin non è stato pienamente testato in un ambiente veramente inflazionistico.

In ogni caso dalla nostra analisi sono emersi altri aspetti della criptovaluta che possono renderla inadatta ai portafogli di molti investitori. Il 95% del Bitcoin è posseduto da appena il 2,4% dei conti, un livello di concentrazione che “rende questo strumento impraticabile come meccanismo di pagamento o anche come veicolo di investimento. Anche l’ultimo grande rialzo che ha portato la criptovaluta oltre i 60.000 dollari è stato guidato dai grandi investitori. L’alta concentrazione di proprietà lascia l’asset vulnerabile a forti oscillazioni di prezzo a causa dei movimenti in questi conti balena.

Anche a livello sociale ci sono delle criticità. Un crescente movimento ambientale, sociale e di governance (ESG) ha cercato di quantificare come le varie aziende e le attività influenzano la società. I benefici sociali possono essere misti – Bitcoin è stato usato per attività nefaste, ma può anche essere usato da persone che vivono sotto regimi repressivi per conservare i loro soldi. 

Tuttavia pensiamo che gli aspetti sociali negativi superino quelli positivi.

L’impatto ambientale di Bitcoin è sempre più sotto esame, perché i “minatori” che producono Bitcoin usano una considerevole elettricità per far funzionare i loro computer. Basti pensare che la rete ora sta usando tanta elettricità in un anno quanto la Grecia. E si stima che ogni miliardo di dollari in più messo in Bitcoin causa tanta anidride carbonica quanta ne producono 1,2 milioni di automobili in un anno.

L’Università di Cambridge Center for Alternative Finance ha stimato che Bitcoin consuma lo 0,6% dell’elettricità del mondo, usando circa quanto la Svezia e l’Ucraina. 

Se questo solleva preoccupazioni circa la sua sostenibilità ambientale, va anche detto che ci sono attualmente poche prove che suggeriscono che Bitcoin contribuisce direttamente al cambiamento climatico.”

Insomma in generale il giudizio non è molto lusinghiero, anche se in molti potrebbero obiettare che le grandi banche hanno paura del bitcoin e quindi ne parlano male.

Non voglio entrare in questa diatriba. A mio avviso il bitcoin rappresenta un asset che è impossibile da analizzare con correttezza e quindi non può rientrare tra i miei investimenti.

Questo non vuol dire che nei prossimi anni non possa triplicare o quadruplicare il suo valore, io questo non lo so e non lo posso sapere.

Quello che so per certo è che non c’è nessun dato attendibile che consenta di fare una valutazione oggettiva di questa criptovaluta, pertanto ogni acquisto di bitcoin assomiglia di più ad una scommessa che ad un investimento.

Poi, se avessi tutti i soldi di Elon Musk magari una miliardata di dollari ce la buttavo anche io, ma siccome non ho quelle possibilità e quindi tengo molto ad ogni mio euro e soprattutto ad ogni euro delle persone che seguono i miei portafogli, mi tengo lontano da tali scommesse e mi dedico a cercare le aziende solide che hanno potenzialità di crescita reali e misurabili.

Che sia chiaro, il fatto che siano misurabili non significa che io non sbagli mai.

Stai lontano da chi millanta di essere infallibile.

Tuttavia i miei investimenti sono basati su strategie testate e replicabili e quindi nel lungo periodo hanno altissime probabilità di successo.

Non è un caso se negli ultimi 11 anni i miei portafogli hanno battuto il mercato per 8 volte su 11 e ho chiuso più del 70% delle operazioni in guadagno.

Analizzare il mercato è il nostro mestiere, io ed il mio team di analisti specializzati sul mercato americano non facciamo altro dalla mattina alla sera.

Se vuoi far parte della nostra squadra e ottenere i miei stessi risultati replicando in modo semplice ogni mio investimento, non devi far altro che mandare un whatsapp al numero 392 51886777, un mio collega di richiamerà e ti spiegherà passo passo come anche tu puoi avere i miei rendimenti replicando le mie orme.

Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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