Ecco come si comporta l’S&P 500 nelle 9 settimane dopo le elezioni

Ieri, dopo una delle più brutte campagne elettorali della storia degli Stati Uniti, finalmente i cittadini si sono espressi, tuttavia, come si temeva, ci vorranno giorni prima di poter decretare con certezza chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca.

 

Mentre scrivo, intorno alle 15.30 del giorno dopo le elezioni, la situazione è veramente in bilico e risulta quasi impossibile fare previsioni su chi vincerà.

 

Naturalmente non la pensa così Donald Trump che si è già autoproclamato vincitore, dichiarando che, nel caso non verrà dichiarato Presidente per altri 4 anni si sentirà derubato.

 

Sinceramente, a questo punto, mi sembra inutile stare a fare previsioni su chi vincerà, nella mia prossima diretta di venerdì su facebook parlerò in modo approfondito delle elezioni e spero che per allora si saprà chi l’ha spuntata.

 

Ma sono perfettamente cosciente che il voto postale, mai numeroso come quest’anno, potrebbe protrarre gli scrutini ancora per qualche giorno.

 

Inoltre, come Trump ha già lasciato chiaramente intendere, è molto probabile che, anche a scrutinio concluso, prima di nominare il nuovo presidente bisognerà attendere la fine della battaglia legale che il candidato sconfitto scatenerà.

 

Insomma bisogna armarsi di molta pazienza. Sottolineo che quasi sicuramente la decisione finale finirà nelle mani della Corte Suprema che è a maggioranza Repubblicana per 5 membri contro 4.

 

La nomina del nono giudice che ha sbilanciato la parità ha suscitato non poche polemiche visto che storicamente negli anni elettorali si tende a non fare nomine proprio per non creare sospetti.

 

A dire il vero la Corte Suprema americana si è sempre dimostrata molto imparziale ma rimane il fatto che, con ogni probabilità, a decidere le sorti della più grande democrazia del mondo sarà una Corte composta da 5 Repubblicani e 4 Democratici.

 

Staremo a vedere, aspettiamoci comunque un po’ di volatilità, visto che è più che normale che il mercato mostri segni di nervosismo di fronte all’incertezza su chi sarà il prossimo Presidente. 

 

Tuttavia i mercati al momento non sembrano preoccupati e, se anche le cose dovessero cambiare e la volatilità dovesse alzarsi, non c’è motivo di farsi prendere dal panico, i movimenti di breve, specie quando vengono dettati dal nervosismo sono quasi sempre riassorbiti in fretta.

 

Anche la storia ci dice che non è il caso di allarmarsi, infatti normalmente nelle 9 settimane dopo le elezioni si sale.

 

Dal 1972, l’S&P 500 ha registrato un ritorno medio del 2% dal 3 novembre alla fine dell’anno durante gli anni delle elezioni. – come riporta oggi il WSJ -.

 

A dire il vero però questo non è da attribuirsi agli anni elettorali, infatti storicamente novembre è uno dei mesi deve l’indice più rappresentativo di Wall Street fa le sue migliori performance.

 

Ovviamente queste statistiche lasciano il tempo che trovano, infatti molto dipende anche dall’andamento dell’economia. Infatti quando l’ISM Manufacturing Index registra un calo medio anno su anno per il periodo successivo alle elezioni, dando segnali di recessione, ovviamente l’andamento dell’S&P cambia.

 

Come nel 2000 e nel 2008 quando il mercato dopo le elezioni scese rispettivamente del 6,5% e del 7,4% tra il 3 novembre e la fine dell’anno.

 

Ai più attenti non sarà sfuggito che nel 2000 oltre alle difficoltà economiche si verificò un caso simile a quest’anno, dove alla fine dell’Election Day non si fu in grado di sapere chi tra Al Gore (Democratico) e George Bush (Repubblicano) avesse vinto le elezioni.

 

Allora lo Stato ad essere in bilico fu la Florida, dove Bush la spuntò per appena 537 voti.

 

Fu necessario il riconteggio dei voti e dopo che la questione fu portata davanti alla Corte Suprema il nuovo presidente fu proclamato solo l’11 dicembre, ben 36 giorni dopo.

 

Vent’anni fa la decisione della Corte suprema fu molto sofferta e le votazioni si chiusero 5 a 4 in favore di Bush, ecco perché la nomina del 5 giudice Repubblicano fatta da Trump, contro ogni consuetudine proprio nell’anno elettorale, potrebbe essere decisiva.

 

Si aggiunga che allora Al Gore per senso di responsabilità decise di non proseguire la battaglia legale, cosa difficilmente avverrà quest’anno visto che in campagna elettorale i due candidati di senso di responsabilità ne hanno mostrato bene poco.

 

Quindi è molto probabile che i tempi si allunghino e non di poco.

 

In ogni caso, non vedo grandi motivi di preoccupazione. Prima o poi un Presidente verrà eletto e c’è da aspettarsi che chiunque salirà al Campidoglio aiuterà la borsa a salire.

 

Infatti entrambi i candidati hanno previsto un pesante piano di aiuti, 2,2 trilioni di dollari i Democratici e 1,8 trilioni i Repubblicani, quindi, comunque vada, mi aspetto che nel medio lungo periodo il mercato salga.

 

E’ proprio per questo che già nei giorni scorsi ho iniziato ad acquistare.

 

Come sai quello che fa la differenza è la qualità dell’azienda, ancor più le condizioni del mercato, quindi quando si presenta l’occasione giusta è bene non lasciarla scappare.

 

Se anche tu vuoi sapere cosa bolle in pentola e quali sono le grandi occasioni che ho trovato sul mercato manda un whatsapp allo 392 5186777,  un mio collega ti richiamerà e ti spiegherà nel dettaglio in che modo potrai replicare tutti i miei investimenti.

  

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

Firma


Vuoi continuare a leggere l’articolo?
Iscriviti subito a Editoriali Pascarella, è GRATIS
Iscrivendoti all’Editoriale Pascarella
avrai accesso a:
Sei già iscritto?

Lascia un commento

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli da non perdere

Attenzione all’India…

“L’India potrebbe superare il Regno Unito come quinto mercato azionario più grande del mondo entro il 2024”.  Sono queste le parole che arrivano direttamente da Goldman Sachs. L’India è da sempre uno tra i primi

Leggi Tutto »

Cerchi qualcosa?

Premi INVIO per avviare la ricerca.

Iscriviti per leggere
gli Editoriali Pascarella
E' gratis, per sempre...

Accedi a Pascaprofit