I mercati sono stanchi, nei prossimi mesi ci saranno prese di profitto.

Tutti sono preoccupati del “Sell in May and go away”. Di cosa sto parlando? statisticamente chi investe tra il 1 Novembre e il 30 Aprile guadagna di più che tra il 1° Maggio e l’ultimo giorno di Ottobre. Quindi Maggio è definito il mese in cui disinvestire tutto sull’azionario e correre ai ripari. Sono stati fatti molti studi a riguardo, alla fine si è giunto alla conclusione che è solo un modo di dire, non ci sono certezze di tali movimenti a Maggio, ma, puntualmente, quando siamo a Maggio, tutti si spaventano.

Quest’anno sarà anche peggio, data la crescita poderosa dei mercati da inizio anno, +15%, Maggio è visto come un mese di “reset” dei propri investimenti, le classiche prese di profitto nel breve periodo, i dazi sono un’ottima scusa, accantonata la Brexit fino a fine anno e emarginato il problema Venezuela, i dazi sono una scusa decisamente valida per spingere i mercati al ribasso, almeno di un 5%.

Un tema comune quindi è il “Profit Taking”. Nelle ultime due settimane, gli analisti hanno continuato a discutere di prendere profitti e riequilibrare i rischi. I mercati sono in bilico, vicino ai massimi storici, e tutto sembra certamente indicare in una prossima decrescita. Tuttavia, è molto improbabile che ci sia una correzione in vista. Questa è la natura dei mercati.


Detto questo, mantengo una posizione sull’azionario, ma non più al 100%, preferisco tenermi della liquidità e una parte investirla in asset di copertura.  Ciò non significa che penso ai mercato come a ridosso di una correzione. vedo un ribasso degli indici principali causati da fattori esogeni, come i dazi doganali, o dalle prese di profitto, quindi tutto sul breve periodo.

I mercati trainati dal “momentum” sono “animali volubili” e si accenderanno quando meno te lo aspetti.

La guerra dei dazi con la Cina

Direi che sia sotto gli occhi di tutti, tranne quelli di Trump, che la guerra dei dazi è a perdere. Il grande maestro della guerra, Sun Tzu, scrisse, “Nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà battaglia. Nell’operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la vittoria.”

Trump sta dando battaglia senza aver capito che la guerra sarà persa. La Cina sta pensando ai prossimi 50 anni di crescita, non le interessa minimamente di cosa pensa il presidente americano che sarà in carico “forse” per i prossimi 5 anni. La “Trade War” non è una buona cosa per i mercati o l’economia come recentemente ha suggerito Trump. David Rosenberg, economista ed autore di, Breakfast with Dave e CES di Gluskin Sheff + Associates Inc. ha avuto un punto interessante sull’argomento in questi giorni:

Tracciando l’impatto sul PIL da una guerra delle tariffe sulla crescita dell’EPS e dei multipli P/E dall’accresciuta incertezza, l’impatto negativo sull’indice S&P500 si attesterebbe al 10%. Mi vien da sorridere quando sento che gli economisti dicono che l’impatto è minimo, nel frattempo, i volumi del commercio globale sono diminuiti dell’1,1% su base annua a febbraio…dove sono esattamente le notizie rialziste?

 

Ricordate all’inizio del 2018, con la “flat tax” appena superata, e con la crescita degli utili, il mercato scese del 5%, in quanto fu introdotta una tariffa iniziale del 10%. Avanti veloce ad oggi, avete tariffe che vanno al 25%, senza legislazione di supporto in atto, crescita degli utili e indebolimento delle entrate insieme a una crescita economica più lenta. Nel frattempo, il mercato obbligazionario sta gridando “deflazione” e i rendimenti non hanno chiaramente acquistato l’espansione multipla a 3 punti dai minimi del 24 dicembre. Se sommiamo questi dati, direi che il calcolo è presto detto. Nei prossimi mesi una perdita almeno del 7/10%.

Diciamo che la tavola era apparecchiata per un calo simile, mancavano i commensali. Beh sono arrivati Trump e Xi Jinping.

Il marketing di Wall Street oggi è partito in quarta, ho ricevuto ben 6 messaggi di catastrofe economica imminente, quindi mi segnalano i loro migliori titoli. Mah????? Il modello del “megafono” che ha continuato a costruire, negli ultimi 18 mesi, l’ecatombe economica suggerisce una correzione più profonda probabilmente nei prossimi mesi.

Con il mercato che spinge gli estremi di ipercomprato, è molto probabile una correzione per risolvere questa condizione. L’unica domanda è la causa, la profondità e la durata di quel processo correttivo.

Non sto suggerendo di far qualcosa, solo considerare quando i media ti dicono di ignorare il passato e sottolineano che “questa volta potrebbe essere diverso”.

La convinzione generale è che la Cina “vuole ” un accordo con gli Stati Uniti e Trump ha il sopravvento in questa materia. Ma siamo proprio sicuri? Veramente Trump ha il coltello dalla parte del manico? La Cina detiene il 5% del debito pubblico americano, circa 1.1 trilioni di dollari.

Non aiuta di certo il fatto che i cinesi si siano ritirati dalle questioni importanti per gli Stati Uniti pochi giorni prima di incontrarsi per negoziare un accordo. Potrebbe essere semplicemente un modo in cui ciascuna parte si è fatta strada per ottenere un affare? Credo sia un errore pensarlo. Non è un affare per nessuno, almeno non lo è per Trump, e per noi.  Il problema è che la Cina sa che il tempo è breve per il presidente e successivamente non c’è alcuna fretta di concludere un accordo commerciale per diversi motivi:

La Cina ragiona molto sul lungo periodo. Il dolore economico a breve termine può essere raggiunto con livelli sempre crescenti di stimoli governativi. Gli Stati Uniti non hanno questo meccanismo al momento, ma spiega perché sia ​​Trump che il vicepresidente Pence hanno suggerito alla Fed di riavviare il QE e tagliare i tassi dell’1%.

La pressione è sull’amministrazione Trump per concludere un “accordo”, non sulla Cina. Trump ha bisogno di un accordo fatto prima del ciclo elettorale del 2020 E ha bisogno che i mercati e l’economia siano forti. Se i mercati e l’economia si indeboliscono a causa delle tariffe, che sono una tassa sui consumatori domestici e sui profitti delle imprese, come hanno fatto nel 2018, il rischio di perdite elettorali aumenta. La Cina lo sa ed è disposta a “aspettare” per ottenere un accordo migliore.

Come ho già detto, la Cina non metterà a repentaglio il suo piano di crescita economica da 50 a 100 anni su un attuale presidente che sarà fuori sede entro i prossimi 5 anni al massimo. È improbabile che il prossimo presidente adotterà la stessa linea dura sulla Cina, quindi è improbabile che accetti qualcosa che probabilmente non sarà supportato in futuro. È anche il motivo per cui molte parti dell’accordo commerciale già negoziate non entreranno in vigore fino a quando Trump non sarà fuori dalla Casa Bianca.

Il caso Google e Huawei sono così preoccupanti?

Certo che no. Il colosso Google ha deciso di bandire Huwaei non consentendo più l’utilizzo del suo sistema operativo Android sugli apparecchi commercializzati dal produttore cinese. Una decisione storica, quella di Mountain View, se si considera che l’azienda di Shenzhen ha venduto quasi 203 milioni di telefoni l’anno scorso, numero in crescita rispetto ai 150 milioni del 2017, e solo nel I trimestre 59 milioni.

L’annuncio, prima con un statement ufficiale e poi anche su Twitter, ha avuto ripercussioni sulle Borse di tutto il mondo. Il Segretario al Commercio, Wilbur Ross, ha spiegato che è stata concessa a Huawei una Licenza Temporanea Generale che «concede agli operatori il tempo di prendere altre misure». Sono autorizzate le attività necessarie per il funzionamento delle reti e per supportare i servizi mobili esistenti. La sospensione riguarda quindi solo le tecnologie già in commercio, vale sempre sui nuovi prodotti in fase di sviluppo.

La tregua riguarda però anche le altre aziende, come Qualcomm, Broadcom e Intel, che insieme a Google avevano annunciato l’interruzione della collaborazione con il colosso di Shenzhen che da queste aziende acquista semiconduttori. Per l’acquisizione di microprocessori serve un’autorizzazione del ministero statunitense.

Per ora quindi, nessun cambio. Il sistema operativo Android continua a funzionare sui modelli Huawei già usciti sia con Google Play sia con i servizi di sicurezza Google Play Protect. I dubbi sono per gli aggiornamenti e per i modelli non ancora usciti. Non è che Google vada in futuro a scomparire sui dispositivi di fabbricazione cinese, solo non ci sarà la versione concessa in licenza, ma quella open source che più lenta negli aggiornamenti e più debole in quanto a sicurezza.

E Huwaei che fa intanto? Nell’impossibilità di installare sui dispositivi una versione aggiornata o pienamente funzionante di Android, gli smartphone e i tablet del brand cinese potrebbero presto essere dotati di un altro sistema operativo. Una piattaforma alternativa, proprietaria, già pronta (o quasi) per il debutto. Al momento il tutto è da etichettare come voce di corridoio non confermata.

L’unica certezza è che Huawei si è portata avanti, lavorando sulla creazione di una piattaforma tutta sua. I primi rumor in merito sono circolati già a metà 2016 e si è tornati a parlarne più di recente, nei mesi scorsi, in concomitanza con il crescere delle tensioni tra l’azienda di Shenzhen e Washington per questioni legati a presunte attività di spionaggio, cybersecurity e fornitura delle infrastrutture destinate al 5G.

Cosa aspettarci dai mercati 2019/2020

Sarai di certo soddisfatto delle recenti prestazioni del mercato, ma è improbabile che gli utili societari spingano le borse nel 2019 a livello più alti. Più specificamente, mi aspetto commenti meno aggressivi da parte della Fed, calo dei timori inflazionistici e recessivi e il potenziale per una risoluzione delle questioni commerciali cinesi. Questi sono le principali forze che guidano la volatilità e gli spread verso il basso.

Io personalmente ho  abbassato le mie stime degli utili per il 2019 delle società americane, nonostante l’aumento delle prospettive sui prezzi delle azioni. Le mie stime sono ridotte a causa del calo dei prezzi del petrolio e all’aumento delle prospettive delle grandi aziende tecnologiche. Con la Fed in attesa e un accordo commerciale in vista, ciò dovrebbe essere sufficiente per sollevare il mercato nonostante le prospettive di utili più deboli, ma non di molto.

Inoltre penso che i bassi rendimenti obbligazionari implicano un multiplo di mercato “molto più alto”. Il rapporto prezzo/utili per lo S&P500 è attualmente a 16,4, mentre i tassi bassi indicano 20,4.

Torno quindi al discorso iniziale, rimango fiducioso, spingerò ancora sull’azionario ma non al 100%.

Stay tuned.

Leggi il mio libro “Battere il benchmark”.
Mi trovi su Linkedin


Vuoi continuare a leggere l’articolo?
Iscriviti subito a a Editoriali Pascarella, è GRATIS
Iscrivendoti all’Editoriale Pascarella
avrai accesso a:
Sei già iscritto?

Lascia un commento

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli da non perdere

Mercati: Facciamo il punto

L’Economia è piena di dati ed ogni settimana viene caratterizzata, in particolare, da uno di questi. Una ottava è la volta del dato sulla produzione industriale, l’altra sulla disoccupazione e via dicendo. La scorsa settimana

Leggi Tutto »

Cerchi qualcosa?

Premi INVIO per avviare la ricerca.

Iscriviti per leggere
gli Editoriali Pascarella
E' gratis, per sempre...

Accedi a Pascaprofit