Il mercato scommette su di una ripresa a V, avrà ragione?

L’S&P 500, l’indice più rappresentativo di Wall Street è ad un passo dai massimi assoluti.

Il 19 febbraio, il giorno prima che il Covid-19 invadesse l’Europa, l’indice toccò il suo massimo storico in chiusura a 3386,15.

Mentre scrivo il mercato batte 3055,73, siamo quindi ad appena il 9,73% dai massimi.

Se poi guardiamo il Nasdaq, ovvero l’indice che racchiude i titoli tecnologici più importanti quotati alla borsa di New York, la distanza è di appena 1,23%.

Il grafico parla chiaro: praticamente il mercato è decisamente ottimista.

Se consideriamo che siamo ancora nel mezzo di una pandemia mondiale, la disoccupazione è ai massimi e le previsioni sul PIL sono catastrofiche verrebbe spontaneo farsi una domanda:

Ma sono impazziti tutti?

Chiaramente la risposta è no. Semplicemente, come abbiamo ricordato tante volte, il mercato si muove sulle aspettative ed al momento, stando ai grafici, sembra prevalere l’idea che la discesa del PIL sarà sì vertiginosa, ma quella che ci aspetta è una crisi a V.

Prima però di capire se queste aspettative sono fondate o meno, lascia che spenda due parole per spiegare che cos’è una crisi a V.

E’ molto semplice, proprio come la lettera V, una di crisi di questo tipo ha una discesa rapida seguita però da una salita altrettanto rapida.

Si differenzia dalla crisi a U dove invece dopo un discesa l’economia continua a rimanere a bassi livelli per lungo tempo prima di risalire e completare la figura a U.

In letteratura esiste anche una crisi ad L dove la ripresa non avviene mai, ma questa ipotesi è meglio non prenderla nemmeno in considerazione.

Bene, fatta questa doverosa precisazione torniamo a noi.

Dicevamo che il mercato sta scommettendo sul fatto che ci sarà una rapida ripresa dopo la violenta discesa del PIL e questa ipotesi sembra avvallata anche Morgan Stanley.

Infatti recentemente gli analisti di questa importante istituzione finanziaria hanno fatto sapere che si aspettano una recessione più acuta ma più breve.

Benchè siano consapevoli del fatto che difficilmente i 40 milioni di disoccupati ritroveranno subito il lavoro non appena l’emergenza corona virus sarà terminata, vedono comunque motivi di ottimismo.

Tra i motivi su cui Morgan Stanley basa la sua previsione di crisi a V c’è un indicatore che spesso funge da termometro della situazione in atto, ovvero le transazioni con carta di credito.

Negli Stati Uniti, questo dato, mostra che le vendite stanno crescendo del 5%, quando solo qualche settimana fa stavano crollando del 30%, il che indica la propensione a spendere dei consumatori americani.

Ma ciò che più di tutto infonde fiducia agli analisti è la tempestiva azione dei governi e delle a banche centrali.

Infatti, se è vero che la disoccupazione preoccupa e le regole del distanziamento sociale potrebbero rallentare la ripresa è anche vero che i motivi di ottimismo ci sono.

La Federal Reserve si è mossa rapidamente per ridurre i tassi d’interesse e offrire diversi strumenti di prestito, tra cui un programma per le piccole imprese. Inoltre il Congresso dal canto suo sta prendendo in considerazione un maggior numero di leggi volte al sostegno dell’economia.

Chetan Ahya, il capo economista di Morgan Stanley ha dichiarato in una nota di qualche giorno fa:

“Siamo stati piacevolmente sorpresi dai dati di crescita in arrivo e dalle azioni politiche. Queste sorprese stanno aumentando la nostra fiducia in una profonda ripresa a forma di V.

L’azione politica è stata molto più energica rispetto alla crisi finanziaria del 2008 per una semplice ragione: questa recessione non è colpa di nessuno!”

Avranno ragione quelli di Morgan Stanley?

Lo scopriremo solo vivendo, cantava Battisti ormai più di 30 anni fa.

Chiaramente non posso che augurarmi che gli analisti di Morgan Stanley abbiano ragione, tuttavia prima di farmi conquistare totalmente dall’ottimismo voglio vedere le prossime trimestrali.

Sarà quello il banco di prova decisivo.

Prevedere il futuro non mi ha mai affascinato, la vera capacità di chi investe non è anticipare il futuro ma capire bene il presente.

Il bravo analista non è colui che pesca il Jolly dal mazzo -in quel caso la fortuna gioca un ruolo troppo importante e non governabile- viceversa l’obiettivo di chi fa analisi in modo corretto è sapere, ogni volta, le probabilità di vittoria delle carte che ha in mano.

Se le carte sono vincenti le tiene altrimenti le cambia.

Detta così sembra facile, in realtà fare analisi in modo corretto è un lavoro che richiede molte competenze.

Capire il vero valore di una azienda non solo è estremamente affascinante ma è anche la competenza che devi assolutamente possedere se vuoi investire con successo in borsa.

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Giuseppe Pascarella

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