Il mercato sta scendendo, è colpa di Biden?

L’S&P 500, l’indice più rappresentativo di Wall Street, ha toccato i suoi massimi assoluti il 2 settembre, da allora è iniziata una poderosa presa di beneficio che ha portato l’indice a ritracciare di oltre il 10%.

 

Come sempre in questi casi i commentatori si sono precipitati a trovare la causa di questa discesa e a molti non è sfuggito il fatto che il mercato ha invertito la rotta proprio in corrispondenza del nuovo aumento nei sondaggi da parte del candidato Democratico Joe Biden.

 

La domanda quindi sorge spontanea: il calo che stiamo vedendo è colpa di Biden? E’ lui l’uomo che Wall Street vede come un pericolo per le aziende quotate?

 

Se lo è chiesto anche il NewYork Times in un interessante articolo firmato da Ruchir Sharma.

 

Il più importante giornale Newyorkese ha condotto una ricerca partendo dal 1860, ovvero da  quando il sistema bipartitico si è radicato negli Stati Uniti.

 

Secondo questo studio, l’idea che il mercato preferisca un particolare partito piuttosto di un altro, seppur molto radicata, è sbagliata.

 

Infatti Sharma nel suo articolo sostiene il mercato è un barometro economico e non politico. Quindi il presidente eletto è solo uno dei tanti elementi che possono influenzare il mercato ma non è il principale.

 

Ad esempio, sempre secondo Sharma, il mercato ascolta con molta più attenzione il presidente della Federal Reserve rispetto al presidente degli Stati Uniti.

 

Il chè può essere vero ma, aggiungo io, qui poi si apre il tema dell’indipendenza del presidente della Fed, che durante l’amministrazione Trump è stata messa a dura.

 

Ma tralasciamo per il momento questo aspetto e continuiamo ad osservare le considerazioni del NewYork Times, che sono comunque molto interessanti.

 

Infatti ciò che è emerso dalla ricerca è che il mercato, in generale, preferisce avere un cambio di guardia alla Casa Bianca.

 

In sostanza, più che la vittoria di un partito piuttosto che un altro, ciò che favorisce le quotazioni di Wall Street è che non ci sia un secondo mandato.

 

E questo non dovrebbe stupire, infatti tra gli addetti ai lavori spesso viene citata la “maledizione del secondo mandato”.

 

Tuttavia i dati sono veramente sorprendenti.

 

Dal 1869 ad oggi sono stati 9 presidenti che sono stati eletti per un secondo mandato e hanno governato almeno 5 anni. In ben 8 occasioni su 9 il mercato azionario ha fatto meglio durante il primo mandato rispetto al secondo.

 

E non si tratta di una differenza di pochi punti percentuali: nei primi quattro anni si è avuto un aumento dei prezzi di circa l’83% – sommando i 4 anni – nel secondo mandato solo del 28%.

 

Capisci bene che è una differenza sostanziale.

 

Considerando che dal 1869 ci sono state 16 elezioni in cui un presidente in carica ha terminato un intero mandato e si è battuto per un secondo possiamo dire che in generale, i mercati fanno molto meglio quando il presidente in carica perde.

 

A dire il vero però, dalla ricerca è emerso anche un dato che potrebbe in parte contraddire la tesi secondo cui il mercato non ha nessuna preferenza tra repubblicani e democratici.

 

Infatti analizzando il P.I.L e l’inflazione si può vedere che durante i governi democratici questi parametri tendono a migliorare e dal 1869, il rendimento medio del mercato nel corso di un intero mandato presidenziale è stato del 68% sotto un presidente democratico e del 52% sotto un repubblicano.

 

Questo dato però, secondo il NewYork Times è in gran parte casuale. I politici possono influenzare ma non controllare il ciclo economico e quindi, come detto, il miglior risultato è per lo più da ascriversi a fattori indipendenti dalle scelte politiche.

 

Ma se c’è una cosa che emerge con chiarezza da questa ricerca, ha concluso Sharma – l’autore dell’articolo – è che dagli anni 20 del 900 ad oggi si è sempre registrato un robusto aumento della volatilità nei tre mesi precedenti all’elezione di un nuovo presidente.

 

E questo non fa che confermare che la cosa che meno digeriscono i mercati è l’incertezza!

 

In effetti anche questo 2020, pur essendo un anno molto molto particolare, non ha fatto eccezione e a ridosso delle elezioni si sta registrando il classico aumento della volatilità.

Come vedi quindi, è tutto nella norma.

 

Ora però, dopo aver letto tutti questi dati immagino che tu ti stia chiedendo:

 

Va bene Giuseppe, tutto bello… però alla fine cosa dobbiamo fare?

 

Beh, per quanto possa sembrarti banale le regole sono sempre le stesse.

 

Innanzitutto non farsi prendere dal panico. Questo è un calo come ce ne sono stati altri in passato e come ce ne saranno altri in futuro: fa tutto parte del normale funzionamento dei mercati.

 

Questi momenti di ribasso non sono quindi le occasioni per svendere le azioni che abbiamo in portafoglio, bensì rappresentano le opportunità per comprare aziende forti a prezzi di sconto.

 

Quando mi chiedono il segreto per prosperare in borsa nel lungo periodo, la prima cosa che mi viene in mente è: saper riconoscere le opportunità che ti regala il mercato.

 

E per farlo io ho messo a punto un protocollo in 5 step che ho spiegato nel mio libro “Battere il Benchmark”.

 

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Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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