La crescita dei rendimenti dei titoli di Stato USA può veramente affossare Wall Street?

Da quando il Treasury trentennale – il titolo di stato statunitense – è salito sopra il 2% per la prima volta nell’era Covid-19, serpeggia una certa preoccupazione tra gli operatori di Wall Street.

Infatti si sa, quando i rendimenti delle obbligazioni salgono molto il mercato azionario ne risente. Questo perchè se le obbligazioni statali, che notoriamente sono meno rischiose di un titolo azionario, offrono rendimenti adeguati è normale che le persone disposte a comprare azioni diminuiranno.

Se ci sono meno persone che vogliono comprare azioni significa che cala la domanda e se cala la domanda il prezzo scende.

Il ragionamento sulla carta non fa un piega, ma allora… è il caso di preoccuparsi?

Prima di rispondere cerchiamo di capire come si è mosso ultimamente il Treasury.

I rendimenti dei Treasury a lungo termine sono in costante aumento dalla fine di agosto, in particolare hanno accelerato a partire dal 9 novembre, quando Pfizer e BioNTech hanno annunciato un vaccino Covid-19 efficace. Come detto il trentennale ha sfondato il 2% ed anche il decennale è salito passando all’1,2% lunedì dallo 0,8% prima del vaccino. 

Secondo molti analisti, come riporta il Wall Street Journal, è probabile che il rendimento dei Treasury a 10 anni arrivi all’1,75% e alcuni analisti si spingono ad ipotizzare che potrà salire fino al 5%, proprio per cercare di competere con il mercato azionario che attualmente è decisamente il preferito dai risparmiatori a stelle e strisce.

Certo, il 5% è un target molto ambizioso nel medio periodo e personalmente non credo che verrà raggiunto, in ogni caso però è una convinzione abbastanza diffusa che i rendimenti delle obbligazioni governative continueranno a crescere nei prossimi mesi, ed il target dell’1,75% di rendimento è certamente a portata di mano.

Ecco perchè tutti si stanno chiedendo se e quando questo potrebbe creare dei problemi all’ascesa, in apparenza inarrestabile, dei mercati azionari.

Attualmente il 70% delle azioni dell’S&P 500 pagano un dividendo superiore al Treasury a 10 anni, ma se il rendimento del Treasury salisse, come previsto all’1,75% e i dividendi rimanessero invariati,la percentuale di titoli che pagherebbe un rendimento superiore scenderebbe al 40%.

Tuttavia, se guardiamo al lungo periodo il rendimento medio delle azioni dell’S&P 500 è di circa il 3% ed è convinzione comune che i Treasury faticheranno parecchio a raggiungere quei rendimenti, almeno finchè la Fed deciderà di aumentare i tassi di sconto, cosa che al momento non è all’ordine del giorno.

Secondo alcuni modelli di valutazione elaborati da Bank of America, a parità di condizioni, le azioni rimarranno a buon mercato almeno finchè i treasury a 10 anni non arriveranno al 5% di rendimento, cosa che, come detto, per il momento è assai remota.

Ma il fattore che forse più di ogni altro fa dormire sonni tranquilli al mercato azionario è che il ritorno medio dell’S&P 500 fissato al 3% consente di stare al di sopra di un indicatore molto importante, ovvero il “tasso d’inflazione di pareggio” che, benchè sia ai massimi del 2014 è attualmente al 2.2%, quindi inferiore al ritorno medio dell’azionario.

Finché i Treasury a 10 anni non garantiranno un rendimento medio superiore al “tasso d’inflazione di pareggio”, difficilmente il mercato azionario potrà subire scossoni da una repentina salita dei tassi di interesse dei bond governativi.

Inoltre, un altro aspetto positivo per le azioni, è che l’aumento dei rendimenti non sta influenzando negativamente i bilanci delle grandi aziende statunitensi. Il rendimento effettivo dell’indice ICE BofA Corporate, un indicatore degli attuali costi di prestito per le società ad alto rating, rimane all’1,9% per una scadenza di quasi 12 anni. E, grazie all’inondazione record dell’anno scorso di prestiti a tasso fisso possiamo stare tranquilli che le aziende non avranno bisogno di rifinanziare il loro debito per anni. 

In buona sostanza, analizzati tutti questi aspetti, non penso che l’aumento di rendimento dei Titoli di Stato statunitensi possa rappresentare, almeno nel medio periodo, un pericolo per gli indici di Wall Street.

Questo però non vuol dire che ci aspetta un futuro tutto rose e viole. I mercati azionari sono luoghi bellissimi dalle infinite possibilità di guadagno, ma allo stesso tempo non sono il Bengodi, e non è certo un modo per fare soldi facili.

Non esiste un altro mercato che offra le stesse opportunità della borsa americana, ma è importante che tu sappia che il mercato va affrontato con criterio e consapevolezza.

Quindi occhi bene aperti, e sguardo rivolto verso il lungo periodo. Come sempre del resto.

Mi rendo conto che questo PascaDaily è stato un po’ più tecnico del solito ma è bene prendere confidenza anche con questi argomenti, in apparenza un po’ più ostici.

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Giuseppe Pascarella

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