La grande ritirata di Deutsche Bank: il futuro sarà delle banche USA?

Deutsche Bank ha realizzato il primo dei 18.000 tagli di posti di lavoro annunciati domenica come parte di una radicale riorganizzazione.Al personale che lavorava nelle sale trading di Londra, New York e Tokyo è stato velocemente comunicato che il loro lavoro non esisteva più.

Nel mondo anglosassone funziona proprio così: ti avvisano la sera prima che alle 11 del giorno successivo il tuo pass di entrata verrà disattivato.

Entro quell’ora devi aver liberato la tua scrivania dagli oggetti personali ed essere uscito dagli uffici con il tuo scatolone in braccio.

Arrivederci e grazie.

La strategia di Deutsche Bank per risollevare un bilancio che fa acqua da tutte le parti, è quella di ridurre le attività di investment banking e rendere la banca “più snella e forte”.

Come ben sai se mi segui da un po’ di tempo o se hai letto il mio libro, la mia specializzazione è l’analisi e il successivo acquisto o vendita di azioni di società quotate nelle Borse valori di New York (Wall Street e Nasdaq).

Quindi perché la ristrutturazione di Deutsche Bank – una banca europea – ha attirato la mia attenzione?
Tra un attimo ti spiego perché.

Ti anticipo che ridurre l’attività di investment banking ha un impatto importante nelle mie analisi sul mercato americano.

Deutsche Bank era nata come la banca che doveva sostenere le industrie tedesche nel mondo.

Poi, con l’affermarsi della globalizzazione, volle fare l’americana e lanciò la sua sfida alle grandi banche d’affari anglo-americane puntando su quei settori – dal mercato dei derivati al trading di azioni – che avevano fatto la fortuna dei giganti di Wall Street.

Inizialmente le cose sono andate particolarmente bene per DB.

Ma con la grande crisi del 2008-2010 le prime crepe sono diventate voragini.

Più volte DB ha cercato di curare le ferite con aumenti di capitale.

Tuttavia non sono bastati per fermare l’emorragia.

Ora i vertici hanno deciso di intraprendere una cura radicale e di cambiare tutto.
Si torna alle origini.

DB abbandonerà proprio i settori dei derivati e del trading per tornare ad attività più tradizionali e, soprattutto, meno pericolose per i bilanci della società: gestione del risparmio, finanziamento alle imprese, mercati valutari e consulenza.

Basta con le avventure a Wall Street, basta con la finanza creativa che ha riempito i bilanci di derivati.
Si torna a fare la banca tradizionale.

Si torna a prestare soldi a famiglie e alle imprese.

E questo comporterà una profonda e dolorosa ristrutturazione.

La motivazione a sostegno dei licenziamenti è sempre la stessa: “dolorose ma inevitabili per garantire il successo a lungo termine di Deutsche Bank”.

Nel 2022 avrà 18 mila dipendenti in meno rispetto ai 92 mila attuali, il 20% di derivati in meno, un altro anno di perdite e due anni senza dividendi.

Verrà potenziata la divisione corporate (dedicata alle imprese) per fare da tesoriera alle grandi aziende tedesche e multinazionali.

Contemporaneamente verrà rafforzata la divisione retail (dedicata alle persone).

DB sosterrà la ristrutturazione senza l’intervento dello stato o del denaro pubblico con buona pace di chi sostiene che i tedeschi risanano le loro banche con i soldi degli altri.

Ora, torniamo a noi.

Come ti dicevo la ristrutturazione avrà un impatto importante anche oltre oceano.

Vediamo perché.

Dopo che anche Société Générale, la olandese ING, la britannica HSBC avevano ridimensionato nettamente l’investment banking e licenziato migliaia di dipendenti, DB era rimasta l’unica banca europea in concorrenza con le grandi banche d’investimento americane come JP Morgan, Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Ora, la sua ritirata, lascia campo aperto alle banche americane.

Banche americane che oggi si presentano ben più forti e aggressive dopo la cura da cavallo del 2009 e dieci anni di crescita ininterrotta di Wall Street e dell’economia statunitense.

Morgan Stanley, Goldman Sachs e JP Morgan avranno campo libero anche sul mercato europeo e potranno raccogliere un gran volume di affari e profitti.

Le banche europee dopo la crisi del 2008 hanno voluto evitare la cura da cavallo imposte invece alle banche americane ed oggi si ritrovano a rincorrere o, nella peggiore delle ipotesi, a ristrutturare.

Un’altra sfida che il Vecchio Continente ha perso nei confronti degli Stati Uniti.

L’Unione europea non ha agito in modo rapido, sistemico e radicale come hanno fatto invece gli Stati Uniti.

Banche, Istituzioni e governanti hanno cercato continuamente di gettare la polvere sotto il tappeto.

Questo modus operandi non fa altro che confermare UNO dei motivi per i quali studio ed investo – e dovresti farlo anche tu – nei mercati americani.

Una tesi che già conosci se hai letto il mio libro.

Le società americane, nei periodi di recessione, sono le più veloci nel trovare il modo di ristrutturarsi ed acquisire un vantaggio competitivo nei confronti del resto del mondo.

Negli Usa la crisi finanziaria superò il picco in pochi mesi mentre in Europa le società risentono ancora delle sue conseguenze.

Il caso Deutsche Bank lo conferma.

Ci sono voluti 10 lunghi anni prima di arrivare ad una profonda ristrutturazione della Società.

Non ne sei ancora convinto?

Guarda questo grafico:

grafico Deutsche Bank

Sono le performance dal 2010 ad oggi del titolo Deutsche Bank (azzurro), JP Morgan (rosso) e Morgan Stanley (verde).

In sintesi:

Deutsche Bank (Ger) => -77%
Jp Morgan (Usa) => +312%
Morgan Stanley (Usa) => +77%

Il mercato non mente nel lungo periodo.

Questi dati ti confermano la mia tesi.

10 anni fa Jp Morgan e Morgan Stanley erano nella stessa situazione di Deutsche Bank: piene zeppe di derivati con bilanci che facevano acqua da tutte le parti.

La differenza?

Sono state sottoposte immediatamente ad una profonda ristrutturazione. Una cura da cavallo iniettata prima che la malattia si trasformi in un’infezione incurabile.

Il confronto è impari anche con Londra che, quando Lloyds e Royal Bank of Scotland stavano colando a picco, le nazionalizzò in un batter d’occhio.

Ad esempio per nazionalizzare Deutsche Bank, la Germania dovrebbe riscrivere da capo le regole comunitarie.

Insomma la flessibilità dei paesi anglosassoni di fronte alle crisi economiche – che ciclicamente ed inevitabilmente si ripresentano – li rende, nella mia ricerca delle peite d’oro, il terreno di caccia preferito.

Il sistema che utilizzo per la selezione dei titoli tra gli oltre 6.200 dei mercati americani, tiene conto anche di questi fattori.

Negli Stati Uniti la capacità del tessuto economico e sociale di reazione e di recupero nei momenti di difficoltà e di recessione, non ha eguali nel mondo.

Questo e altri fattori che dovresti conoscere prima di effettuare qualsiasi investimento, li trovi descritti nel mio nuovo libro “Battere il Benchmark” che puoi ordinare qui.

 


 

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