La mappa del tesoro nascosta dietro la fusione FCA-Renault

FCA e Renault dopo la battuta di arresto, causata dal governo francese, riprendono i colloqui per una eventuale fusione.
In apparenza può sembrare un accordo tutto europeo con un impatto marginale nel mercato americano che, come ben sai, è il mercato nel quale cerco le pepite d’oro ancora nascoste sulle quali investire.

Se mi segui da un po’ sai molto bene che in un mercato globalizzato, un battito d’ali di farfalla oltreoceano può scatenare uno tzunami sui nostri mercati e viceversa.

I motivi che mi spingono a monitorare la situazione sono molteplici.

Innanzitutto non dimenticare che FCA è quotata al Nyse la borsa americana con sede a New York così come Ferrari e altri marchi della galassia FCA e Renault.

Aggiungi il fatto che oltre il 60% dei ricavi netti di FCA proviene dai mercati del nord america dove vende il 44% della produzione annua, e concorderai con me che l’operazione può avere un forte impatto anche sul mercato americano.

 

Grafico sui ricavi netti di Fca nelle aree del mondo

Grafico sulle vendite di Fca negli ultimi tre anni

Da investitore nel mercato americano questi due motivi sono più che sufficienti per attirare la mia attenzione.

In realtà tra le pieghe di questa fusione c’è un motivo nascosto che mi ha spinto ad approfondire la questione.

Te lo svelo tra un attimo.

Prima devi sapere una cosa.

Quello che potrebbe avvenire non è una vera e propria sorpresa.

Era già tutto scritto nei progetti segreti (ma nemmeno troppo) del compianto Marchionne.

Un manager dotato di una capacità di visione che andrebbe imbottigliata e venduta al dettaglio.

I produttori automobilistici sprecano 2 miliardi di euro a settimana duplicando gli investimenti che potrebbero condividere  andava ripetendo come un mantra per smuovere le coscienze degli altri manager dell’automotive.

Aveva già previsto che prima o poi sarebbe arrivato il momento di unire le forze.

Per quanto riguarda FCA e Renault quel momento sembrerebbe  proprio arrivato.

Ma si tratta solo di un’operazione che ha come unici beneficiari gli azionisti delle due aziende?

Il fine dei manager è sempre il bene degli azionisti.

Più gli azionisti guadagnano più la poltrona del manager è ben salda e il portafoglio ingrossato.

Nulla di male in questo capiamoci.

Se possiedi azioni di FCA qual è la tua unica aspettativa?

Immagino quella di vedere salire continuamente il prezzo delle azioni.

Altrimenti perché l’avresti acquistata?

E se questo non avviene, i manager vengono messi in discussione.

Il caso in questione non fa eccezione e lo dimostra il +15% dell’azione FCA il 27 maggio scorso data dell’annuncio della proposta di FCA.

Tutti felici e contenti (tranne forse lo Stato Francese e Nissan).

Ma in questo caso ci sono alcuni fattori che attirano la mia attenzione e la mia sete di informazioni.

Il filone che sto seguendo per arrivare alla miniera d’oro, mi porta ad approfondire la questione.

E’ solo un’operazione finanziaria oppure tra le pieghe dell’operazione possiamo ricavare qualche informazione sul futuro del settore automobilistico?

E questo futuro, offrirà nuove opportunità per noi piccoli investitori?

Seguendomi avrai ormai compreso che i mercati finanziari si muovono in base alle aspettative sul futuro che hanno di un mercato, di un settore o di una singola società.

Per questo se vuoi inserire nel tuo portafoglio azioni di società con un alto potenziale di crescita, devi avere una chiara visione del futuro.

In tal modo sarà più semplice individuare quelle che oggi sono pepite ancora nascoste.

Quindi quello che mi interessa – e che dovrebbe interessare anche te se vuoi investire nei mercati con profitto -, sono le reali motivazioni che spingono i due gruppi a fondersi portandosi dietro, probabilmente, anche la galassia Nissan e Mitsubishi con le quali Renault ha già delle collaborazioni.

Si tratta solo di risparmiare 2 miliardi a settimana come sosteneva Marchionne con le sue provocazioni o c’è dell’altro?

Sicuramente l’equivalenza “maggior risparmio=maggiori utili” è una valida motivazione soprattutto per gli azionisti.

Ma andiamo più in profondità.

Il mondo dell’auto sta cambiando radicalmente.

Il potenziale di cambiamento per il settore automotive – così come la conosciamo ora – è enorme.

Le case automobilistiche, domani, non si troveranno più solo a competere nel settore auto ma nel più ampio settore della “mobilità”.

Da una parte i marchi premium e del lusso e dall’altra brand di auto con guida autonoma, car sharing, ecc.

Le prime probabilmente verranno ancora acquistate – pensa ad esempio al marchio Ferrari – le seconde, quelle che oggi chiamiamo utilitarie, solo noleggiate all’occasione.

Probabilmente diventeranno un luogo in cui lavorare mentre ci si sposta, come oggi lo è il treno.

La tendenza è quella di omologare tecnicamente dei modelli di auto standard, o meglio, che l’auto – fatti salvi i livelli premium e lusso – diventi un semplice hardware a basso valore aggiunto e che la sfida si sposti sul software.

Hai presente i computer da tavolo (desktop) di alcuni anni fa?

Erano piuttosto grandi, delle scatole che infilavi sotto il tavolo con all’interno racchiusi i diversi dispositivi e processori.

Quella scatola oggi è praticamente sparita e tutta la competizione si è trasferita nei software e nei processori.

Nell’auto probabilmente avverrà la stessa cosa.

L’auto comune, l’utilitaria, quella con cui ci si sposta per andare al lavoro, sarà una “gabbia” standard per gran parte delle case automobilistiche e tutta la competizione si sposterà nei software che saranno in grado di trasformare le auto in mezzi a guida autonoma.

Non è un caso l’interesse di Google per il settore.

Nella guida autonoma ad esempio non conta molto la meccanica dell’auto (hardware) ma tutta la parte che gestirà l’auto in perfetta autonomia (software).

Ed è in questo settore che si concentreranno i futuri investimenti.

Il valore aggiunto della fusione è proprio lo scambio di piattaforme e di tecnologie, partendo dalla mobilità elettrica fino alla guida autonoma e alla connettività.

E stiamo parlando di un’alleanza che supererebbe i 15 milioni di veicoli prodotti annualmente staccando di oltre quattro milioni il Gruppo Volkswagen attualmente al primo posto.

“Ma allora Giuseppe perché non investi in FCA?”

Se mi segui da tempo, oppure hai letto almeno il mio libro, dovresti sapere che la filosofia che sta alla base del mio sistema, e che mi ha consentito di battere il benchmark per 10 anni consecutivi, è quella di cercare continuamente aziende con alto potenziale di crescita.

E il settore automobilistico, per come lo intende l’investitore medio, non è fra questi.

Quindi, a questo punto, è arrivato il momento di svelarti perché alla notizia di questa fusione ho fiutato qualcosa che potrebbe darmi la traccia per la scoperta di qualche nuova pepita.

Beh… in realtà te l’ho già svelato.

Vediamo.

Se il settore auto, per come lo conosciamo, subirà una profonda trasformazione nella direzione della tecnologia (software) significa che in qualche angolo del pianeta c’è qualche piccola azienda produttrice di software e componenti ad alto contenuto tecnologico in grado di fornire soluzioni alle case automobilistiche.

Aziende pronte ad esplodere non appena la domanda aumenterà.

Le tecnologie già ci sono, sono pronte e continuamente testate. Si tratta solamente di produrle in serie non appena le case automobilistiche ne faranno richiesta.

Ecco perché questa fusione indicherà la strada puntando i fari su settori ad alto contenuto tecnologico e alto potenziale di crescita che, come ben sai, sono i miei preferiti.

Entrare in questi settori prima che esplodano è il segreto per avere ritorni a doppia cifra sui tuoi investimenti.

Ma per farlo c’è bisogno di un sistema che analizzi migliaia di potenziali aziende e selezioni solamente quelle con elevata probabilità di ritorni a doppia cifra.
I passaggi fondamentali di questo sistema li puoi trovare nel mio libro Battere il Benchmark.

Io nel frattempo seguo con attenzione gli sviluppi e ti terrò aggiornato sui consueti canali: blog, social, mail.

 

A presto.

 


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