Mercati: Facciamo il punto!

Settimana bizzarra quella che si è appena conclusa.

I mercati prima si disperano e martedì si gettano nel baratro per le parole della Yellen che ha parlato di una economia in ripresa, ma poi si rincuorano a fronte di un pessimo dato sulle buste paga non agricole – i famosi Non Farm Payrolls – e vanno a ritoccare i massimi assoluti.

Certo sembrerebbe un controsenso assurdo…

Quando l’economia va bene il mercato crolla e quando va male festeggia!

In realtà non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Questa è una tendenza che è già nota da qualche tempo – ne ho parlato in modo approfondito nel mio libro Dove Metto I miei soldi ora in super offerta in occasione della PASCA EDUCATION WEEK

Infatti i mercati si sono ormai assuefatti agli stimoli monetari delle banche centrali e vivono con apprensione ogni dato economico positivo, proprio perché temono che la FED e le sue cugine interrompano questa enorme immissione di denaro che, ormai la cosa è sotto agli occhi di tutti, finisce quasi interamente nei mercati azionari e poco nell’economia reale.

Ecco perchè  le parole della Yellen – che quando era presidente della FED io e Manuel avevamo ribattezzato Yellan – hanno anche questa volta mandato nel panico il mercato, visto che una prospettiva di aumento dei tassi non è certo gradita a Wall Street.

Viceversa i dati decisamente al di sotto delle attese sul lato delle buste paga non agricole, cresciute solo di 286 mila unità contro una previsione di 978 mila – portando la disoccupazione al 6,1% contro un’attesa del 5,8% – hanno decisamente eccitato i mercati che sono andati a fare nuovi massimi.

La motivazione è ovvia, rispetto alla situazione pre pandemica mancano ancora 8 milioni di posti di lavoro, ecco perchè è abbastanza scontato che sia la FED che il Governo non potranno cessare i loro stimoli monetari e fiscali, stimoli che come ben sappiamo finiranno dritti nella pancia di Wall Street.

Questo il mercato lo sa e quindi stappa champagne a fiumi come si può vedere dai tre indici principali del mercato americano

Attenzione però, non dobbiamo commettere l’errore di pensare che Wall Street viva di soli stimoli e sia completamente slegata dall’economia reale.

Infatti a ben vedere i dati economici sono comunque incoraggianti e quindi i nuovi massimi non sono da considerarsi solo frutto degli umori del mercato.

A guardarlo tutti i giorni il mercato parrebbe del tutto imprevedibile, ma non bisogna farsi distrarre da questo continuo su e giù, ma piuttosto bisogna avere una visione più di lungo periodo, dove comunque la logica e soprattutto l’economia reale ha sempre – grazie al cielo – il suo peso. 

Ecco perché non dobbiamo pensare che una volta che la FED staccherà la spina il castello crollerà rovinosamente.

La stagione delle trimestrali sta andando fortissimo, e la grande maggioranza delle aziende sta battendo le stime.

Il grafico sotto è veramente interessante,  diviso per settore ci fa vedere la percentuale di aziende che hanno battuto le stime (verde) quelle che sono rimaste in linea (giallo) e quelle che hanno fatto peggio (rosso).

Come vedi in testa ci sono i finanziari con ben il 94% di aziende che ha battuto le stime e fanalino di coda le utilities dove solo – si fa per dire – il 68% delle aziende ha fatto meglio delle previsioni.

Va comunque detto che nella maggioranza dei casi i prezzi delle società che hanno fatto meglio delle attese hanno comunque faticato a salire, a dimostrazione del fatto che il mercato aveva già comunque prezzato questa eventualità, stessa cosa per i dati economici positivi che si sono susseguiti negli ultimi tempi.

Ecco perché lo scenario Bad News is a good news era comunque abbastanza prevedibile come si può notare anche dall’andamento settoriale dell’ultima ottava.

Da notare infine, per chiudere il discorso sul fatto che non è poi così vero che il mercato sia interamente sconnesso dall’economia reale, che anche il deludente dato sulle buste paga non agricole vada comunque contestualizzato.

È infatti parere di molti che il mancato aumento dei posti di lavoro sia dovuto in gran parte dalla difficoltà delle aziende di trovare nuovo personale. Infatti molti lavoratori, disponendo ancora dei sussidi sono poco inclini a ritornare alla vita attiva e preferiscono, per così dire, godersela ancora un po’.

Ecco perchè secondo molti questo dato verrà comunque riassorbito nei prossimi mesi.

Per il resto la prima settimana di maggio ha visto ancora un balzo importante delle materie prime, confermando così i timori sull’inflazione.

Da notare però che, forse complici i dati negativi sui Non Farm Payrolls, i Treasury USA non sono saliti, quindi il rialzo delle aspettative di inflazione si è risolto in una diminuzione dei tassi reali (tassi nominali-aspettative di inflazione) che si sono riportati in zona -0.90% sul 10 anni.

Come era prevedibile il ribasso dei tassi reali si è riflesso in un aumento di domanda di oro e argento che hanno confermato il vigore degli ultimi mesi, permettendo all’oro di essere l’asset più acquistato dell’ultima settimana.

Insomma come vedi è stata una settimana molto interessante, che una volta di più ci ha insegnato come il mercato vada preso con la giusta prospettiva.

Se si guarda troppo al breve periodo si rischia di rimanere ingannati… martedì sembrava che fossimo alle soglie di un crollo epocale e dopo due giorni il mercato era già pronto a fare nuovi massimi dando l’idea che il rialzo sarà infinito.

Ovviamente non è vera nessuna delle due cose. L’importante, come dico sempre, è saper scegliere le aziende giuste da mettere in portafoglio, che possano darti un forte vantaggio nel maggior numero di scenari futuri possibili.

Alla base di tutto c’è e ci sarà sempre la tua conoscenza in materia finanziaria. Ecco perchè mi spendo tanto per fare educazione finanziaria tanto da creare la PASCA EDUCATION WEEK che inizia oggi e finisce domenica.

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Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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