Mercati: Facciamo il punto

L’Economia è piena di dati ed ogni settimana viene caratterizzata, in particolare, da uno di questi.

Una ottava è la volta del dato sulla produzione industriale, l’altra sulla disoccupazione e via dicendo.

La scorsa settimana a farla da padrone è stato il dato sull’inflazione.

Il mio consiglio è sempre quello di non perdere più di tanto il sonno quando questi dati non sono all’altezza delle aspettative del mercato, per ottenere rendimenti è essenziale mantenere la barra dritta e avere uno sguardo più di lungo periodo.

Se ogni volta dovessimo cambiare impostazione del portafoglio ad ogni cambio di vendo di un dato rischieremmo di avere l’andamento tipico degli ubriachi, il chè non è mai consigliabile.

Tuttavia questo non vuol dire che non dobbiamo nemmeno guardarli senza preoccuparci di capire cosa ci sta succedendo intorno.

Anche perché molto spesso, la reazione del mercato ad un dato ci può dire molto sullo stato di salute o meno di un trend di fondo.

A volte un dato negativo viene quasi ignorato dal mercato, altre volte è sufficiente un dato positivo, ma leggermente sotto le attese per creare voragini sui grafici.

Questa reazione, al netto dell’emotività del momento, può quindi raccontarci molto su cosa pensa il mercato nel profondo, anche se, sia chiaro, nemmeno quella va preso per oro colato.

Questo potrebbe essere il caso di ciò che è avvenuto settimana scorsa, dove un dato dell’indice dei prezzi al consumo USA sopra le attesa non ha destato la minima preoccupazione sui listini.

Segno che il mercato da un lato si aspetta che questa inflazione sia transitoria e dall’altro che comunque i motivi per far salire le quotazioni sono maggiori di quelle per farle scendere.

L’aumento mensile è stato dello 0.6%, contro un’attesa di +0.5%. Si potrebbe pensare che la differenza non sia abissale, tuttavia se guardiamo alla variazione rispetto a 12 mesi fa vediamo che con il +5% è la stata la maggiore dal 2008.

Il dato è certamente rilevante, come si vede dal grafico sotto attraverso la linea blu e, addirittura, se guardiamo alla linea rossa che riporta l’inflazione core – ciò quella depurata dalla componente Energy e Food – l’aumento dei prezzi è stato il più forte dal 1991.

Il mercato però, come dimostra l’S&P 500 non ha fatto una piega.

Tuttavia, qualche settore che ha sofferto un po’ di più c’è stato.

Se allarghiamo lo sguardo ai movimento dei vari asset vediamo che la cavalcata delle materie prime e del petrolio non accenna a fermarsi, creando anch’essa spinte inflazionistiche.

Fin qui i numeri.

Se dovessi fare un bilancio, per quanto sommario, di quello che è avvenuto settimana scorsa mi verrebbe da dire che il mercato è positivo ma attendista.

I prezzi riflettono già aspettative abbastanza ampie sulla ripresa economica e quindi gli operatori stanno aspettando di vedere se queste aspettative verranno rispettate.

Va però detto che in generale prevale la fiducia e sono in pochi quelli disposti a vendere, come ha dimostrato la moderata reazione al dato peggiore delle aspettative sull’inflazione.

Oggi però voglio chiudere in modo un po’ diverso l’analisi settimanale, parlandoti di qualcosa che non ha strettamente a che fare con la finanza.

Infatti, io sono convinto che spesso è proprio dalla contaminazione con elementi extra finanziari che si possono cogliere le lezioni migliori.

Quindi per chiudere vorrei parlarti di sport ed in particolare di tennis.

Ieri Djokovic, sotto per 2 set a zero nella finale del Roland Garros, ha dato una dimostrazione perfetta di quello che dovrebbe fare un investitore quando le cose non stanno andando come ci si aspettava senza però inficiare le possibilità della riuscita totale dell’investimento.

Nole ieri ha fatto proprio questo, sotto di 2 set a zero non si è minimamente abbattuto ha continuato a credere in se stesso ed è andato a ricercare le sue migliori qualità, le stesse che poi gli hanno permesso di ribaltare la situazione e di vincere il diciannovesimo slam, diventando così l’unico giocatore dell’era Open ad aver vinto almeno due volte ogni torneo del grande slam.

A tal proposito vorrei condividerti i pensieri che ho pubblicato a caldo, dopo la partita sulla mia pagina facebook.

Oggi ho visto qualcosa di straordinario. Oggi ho visto la finale del Roland Garros. Oggi ho visto il più forte giocatore di tennis sotto di due set a zero dopo 2 ore di gioco.

Oggi ho visto Djokovic entrare negli spogliatoi dopo aver perso il secondo set con lo sguardo di un uomo che pareva non fosse accaduto nulla. E’ uscito con una maglietta, scarpe, pantaloni e cappellino diversi.

Nelle successive due ore Djokovic ha dettato i tempi, ha preso punti e cancellato Tsitsipas alla sua prima finale di un grande slam.

Nei primi due set pareva di vedere un Djokovic, finito, stanco e demotivato.

Ma stiamo parlando del più grande giocatore del globo, con una calma olimpica, con una forza mentale unica dei grandi, si è cambiato maglietta e ha sfiancato, distrutto e cancellato l’avversario.

Oggi ho visto cosa può fare una persona se è motivata a raggiungere il suo obiettivo, con pazienza e perseveranza Djokovic da una sconfitta certa è passato a diventare il Re di Parigi.

Applausi, ammirazione e tanta tanta stima.

Se impariamo ad essere come Nole diventeremo certamente investitori migliori.

Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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