Mercati: Facciamo il punto

I mercati hanno chiuso sui massimi la scorsa settimana, con tutti gli indici che hanno finito l’ottava con il segno verde.

Nasdaq +0.48% S&P500 +0.61% Dow Jones Industrial Average +0.65% Russell 2000 +0.77%.

Vedendo i risultati dei vari asset risulta evidente come la settimana appena conclusa sia stata Risk-on con gli asset appunto più rischiosi a farla da padrone ed i rendimenti dei titoli di stato che hanno chiuso sui minimi della settimana.

Anche se, come puoi bene vedere, per la seconda settimana consecutiva è stato il petrolio a vincere la speciale classifica dell’asset più comprato dal mercato.

Non stupisce che in questa situazione il settore dell’energia sia stato il più performante.

Da notare anche che i tecnologici continuano a fare bene, continuando la loro ripresa dopo un inizio anno più difficile.

Tuttavia,come più volte annunciato, tutta l’attenzione dei mercati la scorsa settimana è stata rivolta al dato sulla disoccupazione uscito venerdì.

Dopo il pessimo dato dello scorso mese si temeva che un nuovo dato molto deludente potesse portare i mercati a rintracciare verso il basso.

Le aspettative degli analisti erano per una creazione di 675 mila nuovi posti di lavoro non agricoli ed il dato è stato leggermente sotto le attese, attestandosi a 559.000. 

La disoccupazione è scesa al 5.8% continuando il trend di recupero dopo l’impennata decisamente fuori scala avvenuta durante la pandemia, come è facilmente riscontrabile dal grafico qui sotto che mostra l’andamento storico dell’indice S&P 500 in relazione al tasso di disoccupazione. In grigio i periodi di recessione. 

Il dato, come evidenziato, è stato al di sotto delle attese ma probabilmente non verrà visto in modo particolarmente negativo dal mercato, che infatti nella giornata di venerdì è cresciuto.

Questo perchè anche se il dato si è attestato in una zona grigia che può piacere al mercato.

Da un lato il dato, seppur leggermente al di sotto delle attese, è sufficientemente buono per allontanare i timori di un crollo della crescita dell’occupazione, timori alimentati dal dato pesantemente negativo dello scorso mese.

Contemporaneamente però il dato  non è nemmeno così buono da indurre la FED -la banca centrale statunitense – a rivedere le sue politiche espansive sui timori che un impennata dell’occupazione possa alimentare pericolosi fenomeni inflattivi.

D’altronde Powell ha più volte fatto sapere che la FED non cambierà le sue Policy almeno finché la disoccupazione non ritornerà ai livelli pre pandemici, dove si attestava intorno al 3,5%.

Va da sé che una disoccupazione, seppur in picchiata, ma ancora al 5,8% lascia ampi spazi di manovra alla Federal Reserve.

Ecco perché i mercati, che più di tutto temono una stretta monetaria della Fed non dovrebbero digerire male questo dato.

In sostanza è un dato che non preoccupa per lo stato di salute dell’economia e contemporaneamente lascia spazio di manovra alla FED.

Inoltre un altro motivo di fiducia viene dal fatto che, vedendo gli andamenti delle ultime settimane, sembrerebbe che gli investitori stiano a poco a poco digerendo l’idea che una riduzione del quantitative easing potrebbe arrivare a breve e il fatto che il mercato abbia tempo di abituarsi con calma all’idea non dovrebbe essere fonte di eccessiva volatilità quando questo avverrà

Prima di chiudere da segnalare che la cina ha mostrato con decisione di voler rallentare il rafforzamento dello Yuan che nel corso degli ultimi mesi si è apprezzato contro il dollaro americano del 12%

Probabilmente le autorità hanno permesso allo yuan di apprezzarsi per controbilanciare e le pressioni inflazionistiche interne generate dal rialzo delle materie prime, ora però hanno voluto invertire bruscamente la rotta imponendo alle banche cinesi di aumentare la percentuale di riserve da tenere in valuta estera, portandola dal 5 al 7%.

Questo porterà quindi le banche a scambiare Yuan con valuta estera portando così un raffreddamento nella risalita della moneta del dragone.

Il valore della moneta cinese è molto importante a livello globale. 

Infatti, come è noto, la cina è un grandissimo esportatore di semilavorati che finiscono nei prodotti di tutto il mondo, quindi quando il valore dello Yuan sale anche il costo di questi prodotti aumenta, costringendo i produttori ad alzare i prezzi e a portare così inflazione a livello globale.

Una crescita così ampia dello Yuan si tratta comunque di una novità negli ultimi 10 anni, infatti solitamente la Cina viene accusata di abbassare artificialmente il valore delle propria moneta esportando così deflazione.

Ora però le autorità cinesi sembrano essere tornate alle vecchie abitudini, anche se al momento la misura messa in campo appare più come una normale contromisura che non come un’azione manipolatoria. Vedremo cosa ci riserveranno le prossime settimane.

Comunque, per chiudere l’analisi settimanale, possiamo dire che i motivi per sorridere sono certamente maggiori di quelli di preoccupazione, come del resto avviene da parecchi mesi a questa parte.

Quindi sempre testa sulle spalle, sguardo al lungo periodo, ma possiamo affacciarci al futuro con la consapevolezza che i mesi che ci aspettano, al netto della normale volatilità, dovrebbero essere positivi.

 

 

 

Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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