Una ricerca dell’università di Harvard sostiene che il settore tecnologico crollerà del 40% nei prossimi due anni, ci dobbiamo preoccupare davvero?

Ieri un interessante articolo del Wall Street Journal ha riportato una curiosa ricerca di tre professori dell’università di Harvard che studiando tutte le bolle del mercato azionario hanno capito che non solo il settore tecnologico è in bolla, ma che ha anche l’80% di probabilità di crollare del 40% nei prossimi 2 anni.

L’argomento è succoso e val la pena di capire un po’ meglio i parametri di questo studio.

Intanto iniziamo col dire che i tre professori di Harvard quando parlano di bolla nel settore teconologico si riferiscono in realtà  all’l’indice S&P 500 Technology Hardware, Storage & Peripherals, ovvero un indice che racchiude tutte le aziende tecnologiche dell’S&P 500.

Tanto per capirci, fanno parte di questo indice aziende come Apple (AAPL), Seagate Technology (STX) e Western Digital (WDC), solo per citarne tre tra le più conosciute.

A questo punto la domanda sorge spontanea… sulla base di cosa questo settore sarebbe in bolla e perchè mai dovrebbe crollare del 40% entro due anni?

Lo studio si basa su di una ricerca effettuata su tutte le bolle avvenute dal 1926 ad oggi.

Innanzitutto i tre studiosi hanno fissato un parametro oggettivo per stabilire se un mercato è in bolla o meno.

Ogni volta che un settore ha un rendimento biennale superiore del 100% rispetto al mercato in generale si trova in bolla.

Considerando questo parametro negli ultimi 90 anni si sono verificate 40 bolle.

Fissato un parametro oggettivo per definire quando un mercato è in bolle i tre ricercatori di Harvard hanno creato un sistema oggettivo anche per stabilire quando si può considerare che una bolla sia effettivamente scoppiata.

Secondo gli studiosi si considera che la bolla sia scoppiata solo quando perde nei successivi 2 anni almeno il 40% del valore.

Sulla base di questo hanno quindi analizzato le 40 bolle azionarie verificatesi dal 1926 ad oggi per scoprire che…

..di queste 40 bolle solo il 53% è poi effettivamente scoppiato, ovvero in 21 casi su 40 si è verificato un calo del 40% entro 2 anni.

Se però consideriamo un settore in bolla non più se sovraperforma l’indice del 100% ma solo del 50% allora le probabilità che la bolla scoppi si ridurrebbero al 20%.

Viceversa, se alzassimo la percentuale di sovraperformance dal 100% al 150% le probabilità che quel settore crolli dell’40% nei prossimi due anni salgono addirittura all’80%.

Questo è appunto il caso dell’indice Technology Hardware, Storage & Peripherals che negli ultimi due anni, secondo FactSet, ha sovraperformato l’S&P 500 di 151 punti percentuali.

Il Wall Street Journal ha chiesto ai tre professori se si possa applicare questa formula anche ai singoli titoli e non solo ad interi settori.

La risposta è stata però piuttosto vaga, da un lato hanno sottolineato che nel novembre 2017 le probabilità di un crollo del BitCoin erano superiori all’80% ed infatti nei 12 mesi successivi la criptovaluta ha perso il 67% del suo valore. Stessa cosa per Tesla che nel febbraio 2020 aveva anch’essa una probabilità di crollo dell’80% ed ha perso il 59% del suo valore nei successivi 6 mesi.

Tuttavia i tre luminari non se la sono sentita di poter affermare che la cosa si possa verificare anche ora, dove Bitcoin e Tesla sono più o meno nelle stesse condizioni di bolla citate nei due esempi precedenti. Infatti sui titoli singoli sono sono ancora stati effettuati sufficienti studi per poter sostenere questa tesi.

Quindi se eri già pronto a shortare Tesla e Bitcoin con la benedizione dell’Università di Harvard temo che dovrai placare i tuoi istinti.

Ma tornando al settore dei tecnologici ci dobbiamo preoccupare davvero?

La mia risposta è un deciso e secco NO.

Che sia chiaro, io non ho la più pallida idea di quello che farà questo indice nei prossimi due anni, ma certamente non perdo il sonno per questa ricerca, ed ora ti spiego il perchè.

Innanzitutto i prezzi futuri non sono contenuti nei prezzi passati, quindi tutte le analisi che vengono fatte basandosi su statistiche rilevate analizzando i prezzi del passato vanno sempre prese con le pinze.

Non dico che non abbiano alcuna validità, ma la storia ha più volte dimostrato che il futuro molto spesso sfugge alle regole del passato. E se è vero che ci sono concetti immortali che non cambieranno mai, perchè fanno parte della natura stessa di questo mondo, come il fatto che le borse nel lungo periodo cresceranno sempre, perchè la nostra società è naturalmente portata ad evolversi, è altrettanto vero che voler poi essere troppo precisi nel fare previsioni non porta mai a qualcosa di buono.

Quello che sappiamo per certo è che quando si analizzano in modo corretto i bilanci delle aziende, facendo un analisi sia quantitativa che qualitativa le percentuali di successo sono molto più alte che non quando si cerca di studiare il passato per capire il futuro.

Almeno questo è quello che ho imparato in più di 25 anni di esperienza.

Forse non sarà una verità assoluta, ma comunque posso dirti che negli ultimi 11 anni ho battuto il mercato 8 volte su 11 chiudendo in attivo più del 70% delle operazioni che ho fatto.

Evidentemente passare molto tempo a valutare il business reale di una azienda e pochissimo tempo a studiarene il grafico non è poi così sbagliato.

Quindi finché studiando i bilanci delle aziende del settore finanziario vediamo che ci sono margini di crescita non abbiamo nessuna ragione di disinvestire, con tutto il rispetto per i tre professori di Harvard.

Ma al di là di questo, ciò che mi fa dormire tra due guanciali è la consapevolezza che, come hanno ammesso anche gli studiosi di Harvard, il mercato nella sua totalità non è mai in bolla. Quindi se un settore è sopravvalutato ci sarà certamente anche un settore che non lo è.

Quindi, siccome noi attuiamo una precisa diversificazione, anche se dovesse succedere che il settore tecnologico vedesse effettivamente uno scoppio della bolla, abbiamo comunque un portafoglio sufficientemente diversificato per non subire particolari danni da un evento avverso.

È per questo che mi sento di dire a tutti coloro che seguono i miei portafogli che possono stare tranquilli, teniamo tutti i settori sotto uno strettissimo controllo, e saremo pronti ad intervenire nel caso ce ne fosse bisogno.

Attenzione però, non vorrei darti l’idea che io non sbagli mai e che basta analizzare i bilanci per non avere problemi. Credimi le persone infallibili non esistono e quindi nemmeno io lo sono.

Credo però di aver dimostrato una continuità tale negli ultimi 11 anni da poter meritare la tua fiducia.

Se anche tu vuoi investire nel mercato americano e replicare tutte le mie mosse è molto semplice, non devi far altro che mandare un whatsapp al numero 392 518 6777, un mio collega ti richiamerà e ti spiegherà passo passo come ottenere i miei stessi risultati.

Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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