Vendo, Riacquisto o chiudo?

Per chiudere questa settimana voglio lasciare spazio, nel PascaDaily di oggi, ad un bellissimo post del mio socio Andrea.
Se PascaProfit è arrivata dove è ora gran parte del mertito è anche suo, ecco perchè ti consiglio di leggere con grande attenzione questa sua riflessione.
Prima del 2014, per molto tempo sono stato preoccupato quando un titolo di una società in portafoglio andava giù, restavo immobile senza sapere il da farsi.
Giorni e giorni a cercare notizie sul titolo, ponendomi le domande più svariate:
1) Dove ho sbagliato?
2) perché il mercato cresce ed il mio titolo no?
3) Vendo, riacquisto o chiudo?
Tempo ed energie dedicate ad un’attività poco utile per me e per le mie finanze personali.
Questo per un semplice motivo, non sapevo e non so analizzare i dati.
Esattamente, i dati.
Dal 2007, anno in cui è nata questa società, tutte le scelte relative ad un acquisto, vendita o mantenimento di un titolo in portafoglio sono state fatte esclusivamente seguendo i dati.
Questi dati ci permettono di fare delle stime, su cui poi noi usiamo dei criteri molto prudenti per le valutazioni finali.
Queste valutazioni ci permettono di mantenere la rotta sia in mare calmo ma soprattutto in mare mosso.
Nel momento di massimo splendore degli indici azionari, nell’ultima settimana appena si sono registrate delle giornate leggermente turbolente, sono arrivate le prime preoccupazioni.
Adesso provate a ricordare cosa è successo da fine Febbraio a metà Marzo 2020, in cui il mondo è cambiato, noi ci chiudevamo in casa in lockdown, il mercato in pre-market era a -5/10% tutti i giorni, andando a registrare il calo più forte del mercato degli ultimi 30 anni.
Nel 2008 l’indice S&P500 perse il 50% in 8 mesi, nel Marzo 2020 perse il 33% in 15 giorni.
Se già il mercato è irrazionale nel breve periodo, figuriamoci così è potuto succedere l’anno scorso, quando aprivamo la finestre e la strade erano deserte, facevamo la fila per andare al supermercato e chi era investito sul mercato in qualsiasi asset si vedeva il portafoglio più conservativo scendere del 10%.
Tutti a vendere come dei matti nel periodo di maggiore irrazionalità del mercato.
Proprio in quel periodo noi eravamo investiti al 90% sul mercato azionario.
E per noi, inteso come team PascaProfit, come tanti nostri clienti, avere il 90% del capitale investito sul mercato azionario significa avere il 90% del nostro patrimonio complessivo investito in titoli di società quotate.
Essere investito in singole società non è come avere un ETF indicizzato, la cui unica attività in quei momenti è di aumentare il controvalore degli acquisti nei momenti di calo (facile la vita 🙂 ), nel nostro caso non sapevamo cosa sarebbe effettivamente successo ai business delle nostre aziende, a quali sarebbero stati i risultati della prossima trimestrale nel momento in cui tutto il mondo era chiuso, quale sarebbe stata l’entità degli aiuti governativi e quale sarebbe stato l’impatto di questi aiuti.
Tutte domande a cui devi dar risposta nello stesso tempo in cui il telefono è preso d’assalto ed il numero di mail ricevute è stato nell’ordine delle centinaia al giorno, perché non bastava una risposta a tranquillizzare un cliente ma ne servivano 3 o 4 per lo stesso cliente.
In quel momento là, noi non potevamo permetterci di lasciarci condizionare dall’irrazionalità del mercato o dall’emotività del sentiment generale.
Ricordo ancora perché è conservata nella mia lista di preferiti e la leggo tutt’ora molto spesso, la lettera agli azionisti di Larry Fink, il CEO di Blackrock, in cui diceva che lui non aveva mai visto una cosa del genere nel corso della sua lunga carriera e che bisogna fare di tutto per guardare avanti, continuando a fare scelte di valore per il lungo termine, mettendo i propri collaboratori a lavorare in sicurezza per gestire al meglio asset in gestione e clienti.
Le sue parole mi hanno dato forza, forza che tutti noi abbiamo trasmesso ai nostri clienti, iniziando con le dirette di Giuseppe del giovedì alle 18.30 e organizzando dei webinar mensili con i nostri clienti per un aggiornamento costante sui nostri investimenti in corso.
Quella forza ci ha permesso di mantenere la barra dritta in uno dei peggiori momenti di mercato, andando a chiudere l’anno con una performance superiore al benchmark per l’ottavo anno su dodici di attività.
Oggi, ci troviamo in una situazione opposta, il mercato va a gonfie vele, la settimana scorsa abbiamo chiuso l’ottavo titolo con una performance a doppia cifra dall’inizio dell’anno, su dieci chiusure positive effettuate, ed oggi abbiamo un portafoglio robusto che continua a performare bene.
Vuoi che su 18 titoli in portafoglio, nel tempo non ci siano due o tre che si trovano in territorio negativo?
Certamente succede sempre, e succede sempre che su quei singoli titoli ripartono le domande cosa fare.
La nostra risposta è sempre uguale ed è una risposta razionale, basata sui dati e sulle valutazioni, i titoli restano in portafoglio fin quando i numeri ci dicono che possono farlo.
Ogni informazione rilevante su un titolo ha un influenza, noi stimiamo quest’influenza e aggiorniamo le valutazioni.
Se restano elevate e positive il titolo rimane in portafoglio, altrimenti viene venduto.
Perciò quando guardate quotidianamente uno o l’altro titolo che è negativo diamogli tempo, perché è il tempo che ci darà la risposta.
Quello modello ci ha permesso di creare un portafoglio titoli d’investimento che dal 2007 ad oggi ha portato risultati soddisfacenti a noi ed ai nostri clienti.
Nonostante ciò il nostro motto è “contenti sempre, accontentarsi mai”!
Bisogna sempre lavorare per fare meglio, consci che i risultati passati non sono indicativi per il futuro e che lo studio e l’aggiornamento costante sono fondamentali per aumentare le competenze e trovare nuovi angoli di attacco sul mercato.
Quello che succederà nel breve periodo non lo sappiamo, quello che succederà nel medio-lungo termine è che se restiamo focalizzati, pazienti e sapremo cogliere le opportunità di mercato avremo un futuro ricco e prospero.

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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