Ci risiamo… nuove difficoltà nella catena di approvvigionamento

Oggi, purtroppo, torniamo a parlare di uno dei problemi che ci hanno letteralmente perseguitato negli ultimi tempi: le difficoltà nella catena di approvvigionamento.

Nello specifico, in questo articolo, vorrei parlarti delle criticità che sta affrontando il porto più grande d’Europa, l’Europoort di Rotterdam.

Un impianto che in tempi normali non aveva problemi a smaltire merci e container provenienti da tutto il mondo.

Una macchina perfetta che gestiva tranquillamente un traffico di merci di circa 470 milioni di tonnellate.

Oggi però, qualcosa si è inceppato e la sua impeccabile efficienza sta venendo meno. 

I container, dopo la recente introduzione delle sanzioni, necessitano tutti di un’attenta ispezione per verificare che il loro spostamento non le violi. 

Un gran numero di terminal per container e compagnie di navigazione hanno persino annunciato che non intendono più gestire merci destinate alla Russia dopo l’invasione in Ucraina. 

Immagina in che incubo potremmo ritrovarci qualora la situazione restasse invariata… 

E pensare che prima dell’invasione le catene di approvvigionamento globali, in particolare quella del trasporto di container marittimo, avevano appena superato il caos causato dal Covid-19…

In una mia diretta fatta tra maggio e giugno, parlavamo proprio di come all’interno dei porti più importanti di Los Angeles e di San Francisco le navi erano praticamente ferme, senza nessuno che scaricasse questi container. 

Ad oggi, quindi, un problema che lentamente stavamo risolvendo, ora si sta nuovamente intensificando.

Dalla Cina le navi fanno persino fatica a salpare a causa anche del nuovo lockdown di 20 giorni indetto nella città di Shanghai…

Mentre molte delle navi provenienti dall’Europa non riescono neanche ad attraccare perché le puntigliose ispezioni richiedono davvero molto tempo. 

E se tra le migliaia di container che arrivano ogni giorno, c’è della merce destinata alla Russia, questi devono essere isolati, messi da parte e ispezionati prima che possano essere messi sui camion o sui treni per arrivare a destinazione. 

Questo sistema crea vincoli enormi in termini di spazio fisico, manodopera e tempo. 

Il presidente del porto, Allard Castelein, sta quindi cercando in tutti i modi di mantenere quel numero il più basso possibile, altrimenti l’intero porto subirebbe grosse limitazioni. 

Per arginare il problema si è anche detto pronto a creare un’area di sosta se il numero di container diretti in Russia dovesse portare a un blocco completo del terminal. 

E non dimentichiamoci che il traffico russo rappresenta il 13% delle tonnellate di merce che ogni anno transitano nel porto di Rotterdam, quindi senza dubbio ha una certa rilevanza. 

Attualmente circa il 30% del petrolio greggio russo, il 25% del gas naturale liquefatto e il 20% dei prodotti petroliferi e del carbone vengono importati tramite Rotterdam. 

E sebbene in questo momento non esiste un divieto formale contro l’acquisto di beni energetici russi…

I governi e le aziende europee stanno però iniziando a rinunciare alle forniture provenienti dalla Russia causando così un danno sia per il porto che all’intera catena di approvvigionamento…

E l’indotto delle utilities così come tutte le società che lavorano con il carbone, il petrolio e il gas russo sarebbero praticamente in ginocchio. 

Tuttavia, i guai energetici potrebbero non essere finiti qui… 

Infatti, se i Paesi europei rifiutassero le richieste della Russia, ossia pagare in rubli per l’esportazione di gas…

Il Cremlino potrebbe bloccare le esportazioni di energia e questo causerebbe gravi difficoltà. 

In questo momento per l’Europa le acque non sono ancora agitate, ma la situazione dello smistamento nel porto di Rotterdam, soprattutto dal punto di vista energetico, deve essere risolto assolutamente nelle prossime settimane.

Motivo per cui la Russia e l’Europa dovranno trovare una soluzione diplomatica a tutti i costi.

Al tuo successo,

Giuseppe

 

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