Due parole su Facebook

Ne ho parlato ieri sera durante la mia diretta -che puoi rivedere cliccando qui– ma mi sembra giusto affrontare l’argomento anche con i miei affezionati lettori del PascaDaily. 

Si sa, quando escono le trimestrali delle Faang il mercato si mette sull’attenti. Sono colossi che capitalizzano più di interi stati o dell’intera Piazza affari, quindi è normale che i bilanci, ma ancor più le guidance sul futuro di queste aziende abbiano un peso specifico molto importante sul mercato.

Ora le trimestrali dei 5 big sono uscite tutte ed è stato un resoconto altalenante: Google, Apple e Amazon hanno fatto il botto in positivo, mentre Netflix e Meta (ovvero Facebook) sono sprofondate del baratro con cali di oltre il 20% in una sola giornata di contrattazioni, numeri che su aziende così grosse non si erano mai visti dalla notte dei tempi.

Oggi però rimaniamo concentrati su Facebook, che come tutti ormai sappiamo ora si chiama meta, tanto che sarebbe più giusto dire Maang e non Faang, ma ora non divaghiamo.

Cos’è che ha letteralmente scioccato i mercati riguardo Facebook?

Non tanto il bilancio dell’ultimo trimestre del 2021, ma piuttosto le guidance del primo trimestre del 2022.

Facebook ha affermato che la crescita dei ricavi potrebbe essere inferiore al 3% nel periodo gennaio marzo rispetto allo stesso periodo di un anno fa. 

Questa previsione solleva degli interrogativi non solo sulla prospettiva di crescita della stessa Meta ma anche sul settore della pubblicità online e sul cambiamento del comportamento dei consumatori.

Sembrerebbe quindi che Meta stia riscontrando seri problemi nel suo core business principale. Infatti non solo stiamo assistendo ad un rallentamento dell’uso di servizi primari dell’azienda, ma anche ad una riduzione della spesa da parte degli inserzionisti, ovvero coloro che si promuovono tramite Facebook.

Le cause di questo calo di richiesta di spazi pubblicitari su Facebook sembra sia dovuto principalmente a due cause: inflazione e problemi alla catena di approvvigionamento. 

Se è abbastanza intuitivo capire come mai l’inflazione stia incidendo sulla capacità di spesa degli inserzionisti, il problema legato alla catena di approvvigionamento sembra meno correlato.

In realtà, se ci pensi, anche questo è abbastanza ovvio. Se promuovo su facebook la mia attività geolocalizzata di giocattoli, è ovvio che nel momento in cui ho il magazzino vuoto perchè il grossista non mi da i giocattoli la mia esigenza di pubblicizzarmi tramite Facebook viene meno.

Ecco perchè Facebook ha anticipato tutti dicendo che per il prossimo trimestre con il problema dell’approvvigionamento prevede una decrescita abbastanza sostenuta dei suoi prossimi introiti. 

Inoltre la società ha posto anche l’accento sui problemi legati alle modifiche della privacy imposte da Apple. Ne ho già parlato varie volte, ma Apple sta creando un sistema abbastanza chiuso che non permette più agli inserzionisti di tracciare quei dati vitali per il marketing che gli consentivano di  rendere profittevoli le campagne pubblicitarie sulla piattaforma Facebook.

Forse però il problema principale del buon Zuckerberg è che le persone sembrano si siano stancate di Facebook.

Da una parte abbiamo un forte calo del tempo che gli utenti passano sulla piattaforma, dall’altro anche un importante calo dei click che vengono fatti sulle inserzioni, quasi come se ci fosse una certa assuefazione alle continue pubblicità.

Il problema tra l’altro non riguarda solo Facebook, ma un po’ tutta la galassia di Meta, che comprende anche Whatsapp, messenger e Instagram.

Facebook però è senza dubbio il malato principale e tra l’altro sembra quasi che sia una malattia autoinflitta, visto che gran parte del traffico si sta spostando su Instagram, che fa sempre parte di Meta.

Questo però non aiuta molto la società visto che la pubblicità su Instagram costa molto meno, essendo una piattaforma per sua natura meno adatta alle inserzioni, e quindi l’emorragia di fatturato è stata solo in parte arginata.

Tutto questo si è tradotto in una previsione di fatturato che va dai 27 ai 29 miliardi di dollari, che anche nella migliore delle ipotesi è comunque inferiore al consenso di Wall Street che prevedeva un fatturato di 30 miliardi, e credimi per una società del genere 1 miliardo di differenza non è cosa da poco.

Questi numeri hanno destato molta impressione soprattutto perchè sono arrivati il giorno dopo alla poderosa trimestrale di Google che ha invece fatto sapere che la raccolta pubblicitaria sta andando alla grande, soprattutto grazie a Youtube.

Se poi pensiamo alla continua crescita di TikTok è abbastanza immediato pensare che il problema non sta tanto nei social media o nel settore della pubblicità on line, ma il problema riguarda nello specifico Facebook.

Questo potrebbe non essere un male per l’azienda, se esiste ancora un mercato si tratta solo di adattarsi ad esso, ma Zuckerberg dovrà muoversi in fretta e soprattutto dovrà fare le scelte giuste senza dimenticarsi di comunicarle tempestivamente al mercato.

Credo che la prossima trimestrale sarà un momento cruciale, se l’azienda non sarà in grado di dare risposte convincenti a tutti questi interrogativi potrebbero esserci altri movimenti pericolosi sul titolo.

Per questa settimana è tutto. Noi ci sentiamo lunedì

Buon week end.

 

Giuseppe Pascarella

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