E se l’inflazione non fosse così aggressiva come tutti pensano?

Questa settimana, precisamente giovedì, l’inflazione USA si misurerà la temperatura.

Vedremo se sarà ancora febbre alta, come tutti si aspettano, o se invece avremo qualche timido segnale di rallentamento.

Giovedì infatti, alle 14.30 italiane sapremo il valore dell’indice dei prezzi al consumo statunitense, sia mese su mese che anno su anno.

Gli economisti danno più valore al primo, ovvero al dato mese su mese e si attendono una crescita dello 0,5%, in leggero calo rispetto alla crescita dello 0,6% registrata il mese scorso.

A guardare i dati usciti la scorsa settimana sembrerebbe che per la FED ci sia una sola strada: quella di alzare i tassi per calmare una inflazione che rischia di diventare fuori controllo.

Infatti venerdì scorso abbiamo assistito ad un dato esorbitante dei Non Farm Payroll, ovvero delle buste paga di tutti i lavoratori USA esclusi quelli agricoli.

C’era un’attesa di un aumento di 150 mila buste paga ed invece il dato reale è stato di 444 mila, dando un chiaro segnale che l’economia USA sta riprendendo a pieno regime.

Come se non bastasse sono saliti anche i salari, inducendo molti operatori a dire che finalmente la curva di Phillips è risorta.

La curva di Phillips, che risale al 1958, sostiene infatti che una disoccupazione più bassa è associata a salari più alti e, più in generale, a un’inflazione elevata.

Prima della pandemia, il presidente della Fed Jerome Powell aveva dichiarato che questa correlazione era morta, dopo che il tasso di disoccupazione è sceso al minimo di mezzo secolo senza aumentare i salari.

Invece ora aumenta l’occupazione ed aumentano anche i salari, come tutti quelli che hanno studiato economia nel secolo scorso sanno bene.

A dirla così sembrerebbe che l’inflazione stia andando alle stelle e la FED non possa fare altro che travestirsi da falco per cercare di limitare questa crescita.

Tuttavia, come dice il vecchio adagio: i numeri, se li torturi a dovere, alla fine confessano quello che vuoi.

Ecco perchè è sempre bene non fermarsi mai ad un solo indice cercando incessantemente di avere uno sguardo più ampio e completo su quello che succede.

E se ci sforziamo di studiare meglio i numeri possiamo accorgerci che non è così scontato che la FED sarà costretta ad inasprire in modo deciso la sua politica monetaria.

Infatti la scorsa settimana è uscito un altro dato che seppur non abbia suscitato grande clamore, può darci interessanti indicazioni per il futuro.

Mi riferisco all’indice di produttività, in particolare al U.S. Nonfarm Productivity QoQ che registra la produttività del lavoro escluso il settore agricolo.

Ci si aspettava un aumento di produttività del 3,2% ed invece si è registrato un aumento del 6,6%: più del doppio.

Se aumentano i salari e contemporaneamente aumenta anche la produttività va da sè che il costo del lavoro rimane più o meno stabile, ed infatti così è stato, come dimostra il costo unitario del lavoro che è aumentato solo dello 0,3% nell’ultimo trimestre del 2021, proprio perchè l’aumento poderoso della produttività ha ampiamente compensato il grande aumento del 6,9% della retribuzione.

A sostegno di questa tesi c’è una ricerca condotta da Deutsche Bank che afferma che esiste una forte relazione storica che dimostra che gli aumenti salariali guidano la crescita della produttività. 

C’è addirittura chi si spinge a pensare che nei prossimi mesi vedremo il maggior balzo di produttività dagli anni 60 ad oggi e se così fosse certamente la FED avrebbe meno grattacapi nel gestire l’inflazione e potrebbe dimettere i panni di un falco arrabbiato.

Intendiamoci, visto che si parla di volatili, una rondine non fa primavera, quindi è molto presto per dire se veramente la produttività potrà essere il driver che disinnescherà l’inflazione, anche se non v’è dubbio che sia un dato di cui tenere conto.

Quello che succederà nei prossimi mesi è difficile dirlo, io sono stato tra i primi a dire che l’inflazione non era transitoria, come la FED e la BCE si sono ostinate a sostenere per lungo tempo e continuerò a monitorare tutti i segnali per cercare di cogliere ogni sfumatura.

Quello che mi premeva sottolinearti oggi è di abituarti a guardare gli eventi con uno sguardo largo, cercando di analizzare tutti i dati che abbiamo a disposizione, questo del resto è uno degli obiettivi principali del PascaDaily.

Saper capire il mercato è molto importante, non a caso ho scritto un libro proprio per spiegare alle persone le poche ma fondamentali regole che muovono i mercati e di conseguenza il denaro.

Se vuoi sapere nello specifico di cosa parla, clicca qui

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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