Editoriale Pascarella: L’impennata del mercato azionario potrebbe essere una trappola

L’aumento dell’11% delle azioni statunitensi nelle ultime due settimane ha i classici segni distintivi di un rally che potrebbe nascondere qualche trappola di un mercato ribassista maggiore. Quindi facciamo attenzione. 

Come giungo a questa conclusione? Se diamo uno sguardo ai fondamentali aziendali, notiamo che nonostante tutto mostrano guidance deboli, se aggiungiamo una Federal Reserve decisa ad aumentare drasticamente i tassi quest’anno per combattere l’inflazione persistente, direi che non ci sono molte possibilità che il PIL americano possa mantenere questo passo. 

Il selloff che ha portato l’S&P 500 a scendere del 13% dal suo record di gennaio potrebbe non essere finito,  i forti rialzi sono tipici della volatilità dei mercati ribassisti, con alcuni dei più grandi mai registrati che si sono verificati durante il tracollo delle dot-com e la crisi finanziaria globale del 2008.

Diamo un’occhiata alla curva dei rendimenti dei Tbond a 10 anni rapportato a quelli a 2 anni. Ogni volta che entra in territorio negativo, nel giro di qualche mese il mercato scende di almeno un 20%.

Il peggioramento del contesto macroeconomico e la Fed ostile al mercato rendono difficili guadagni sostenuti delle azioni statunitensi. Sarebbe interessante vedere cosa farà la FED In questo contesto, è difficile pensare che possa venire in aiuto dei mercati, ancora una volta. Però sarà anche difficile pensare che starà a guardare senza fare nulla.

Mi aspetto che questa volta la FED se ne starà buona ed accoglierà favorevolmente le condizioni finanziarie più restrittive per aiutare la sua battaglia contro l’inflazione. In pratica, questo significa attività a basso rischio. 

L’S&P 500 ha visto alcuni dei più grandi rialzi nel mezzo dei mercati ribassisti.

Per ora non sembra ci siano segnali preoccupanti sul breve periodo. L’S&P 500 è balzato dell’1,2% martedì per il suo nono guadagno in 11 sessioni, anche se il rendimento dei Treasury a due anni è balzato al di sopra del tasso a 10 anni per la prima volta dal 2019. 

Non è difficile trovare motivi di cautela. La guerra in Ucraina ha ancora i mercati delle materie prime in subbuglio, col prezzo dei fertilizzanti che sta salendo alle stelle. I prezzi del petrolio sono ancora elevati, se aggiungiamo le pressioni inflazionistiche che la Fed ha promesso di ridurre, anche danneggiando la domanda, possiamo capire che siamo in una situazione di forte stallo.

Mi piace spesso dare uno sguardo alle opzioni out-of-the-money (OTM), un’opzione call OTM avrà un prezzo di esercizio superiore al prezzo di mercato dell’attività sottostante, servono per proteggersi sia dalle flessioni che da eventuali rincari a breve termine. Non c’è un grande movimento. Gli investitori stanno dormendo oppure non c’è nulla di cui preoccuparsi? 

Se proviamo ad immaginarci un mercato rialzista, beh dovremmo sostenere che, nonostante la spinta della Fed a rallentare la crescita, le società saranno comunque in grado di ottenere guadagni che giustificano le valutazioni. Le società americane in particolare, sono più “immuni” dall’impatto delle sanzioni sulla Russia, allo stesso tempo in cui le obbligazioni in tutto il mondo sono in caduta libera.

Sono convinto ci vorrebbe un’inflazione più morbida perché le azioni possano portare a guadagni nella prossima tornata di utili, cosa che personalmente non mi aspetto. Qualsiasi allentamento delle tensioni nell’Europa orientale eliminerebbe una minaccia alla crescita, ma darebbe anche alla Fed una copertura per aumentare più rapidamente. 

I mercati dei tassi, per esempio, mostrano segni di stress. Un aumento della volatilità dei tassi negli ultimi 10 giorni, misurato dall’indice MOVE, rispetto al calo della volatilità dei mercati azionari, misurato dal VIX, è stato il più grande dal 2009 ed è uno dei più grandi in assoluto.

Dopo l’episodio del 2009, l’S&P 500 è sceso del 7% nelle sei settimane successive. 

Le azioni hanno registrato un forte calo all’inizio dell’anno e ora gli investitori si chiedono se il mercato sia impantanato in un mercato ribassista.

L’inasprimento della Fed, l’inflazione, un ipotetico rallentamento della crescita e la guerra in Ucraina aggravano molte di queste preoccupazioni.

La domanda nasce spontanea e l’aspetto, sempre in questi momenti. Perché di questi momenti noi investitori ne viviamo ogni anno. Ogni singolo anno ci “regala” preoccupazioni e non sappiamo mai come muoverci. 

Io non scrivo questi articoli per spaventarvi. I miei articoli dicono la verità. Sarebbe inutile e stupido dirvi che tutto va alla grande quando ci sono segnali che così non è.

Ma sono fiducioso, sempre e la mia fiducia mi ha portato ad avere guadagni positivi per oltre un decennio. Ciò che sto dicendo è che ci sono un sacco di opportunità in questo mercato, ce ne sono sempre e gli investitori dovrebbero essere in grado di trarne vantaggio.

Ma quello che stiamo vivendo, secondo la mia analisi, è un rialzo di un mercato ribassista e tale dovrebbe essere visto. 

Al tuo successo,

Giuseppe

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Samaritan alaine
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Samaritan alaine
1 mese fa

Speriamo Giuseppe che sia la volta buona che il mercato va al ribasso, sono anni, troppi anni che non succede. Oggi comprare una azienda farmaceutica a multipli di 25 corrente sembra normale mentre e’ pura follia se il tbond sta a 2,5 e l’inflazione aal 6-7 pct. Dai e’ ora di tornare con i piedi per terra, oramai non si investe piu’ ma si scommette sul piu’ stupido che compra al 5 pct in piu’ a cui noi vendiamo.

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