I tassi di interesse dicono finalmente addio alla follia.

Ora possiamo sognare un mondo in cui i tassi negativi scompaiono e, grazie a Dio, è stato ristabilito l’ordine naturale delle cose, almeno per quanto riguarda i prestiti monetari.

È bastata un’inflazione galoppante per cambiare il pensiero della Banca Centrale Europea. 

Anche durante le dirette o in vari articoli ho argomentato il mio pensiero, dicendo quanto ritenessi un’assurdità invertire il valore temporale del denaro.

Ma perché ritenevo tutto ciò una follia?

La follia sta nell’essere incentivati a prendere in prestito più denaro di quanto effettivamente ci serve.

Ciò potrebbe spingere le famiglie a spendere più soldi di quanto normalmente possano  permettersi.

Non sembra un grosso problema nell’immediato, ma chi sarà costretto a pagare lo scotto saranno non solo i nostri figli, ma anche i nostri futuri nipoti.

Il futuro presenterà loro il conto.

Gli oneri del debito in aumento offrono solo un sollievo temporaneo, ma garantiscono – e ve lo assicuro – una miseria sul lungo termine.

Io avevo rinunciato del tutto all’idea che l’Europa durante il 2022 facesse dei movimenti sui tassi di interesse, ma c’è stato un importante cambiamento nel pensiero della BCE nella riunione del 3 febbraio.

Infatti è bastata una sola parola a far cambiare tutti gli orizzonti.

Questa parola è stata: Ricalibrazione.

Una ricalibrazione che è stata annunciata già nella prossima importante revisione economica di marzo. 

I programmi della BCE di allentamento quantitativo saranno radicalmente ridotti  e probabilmente fermati già a partire da quest’estate. 

Ciò aprirà finalmente la porta all’aumento dei tassi di deposito che sono stati inferiori allo zero dalla metà del 2014.

Molti analisti di diverse banche tra cui Deutsche Bank e Allianz stanno ipotizzando due rialzi dei tassi di interesse della Bce di 0,25 punti base quest’anno portando finalmente i tassi a zero da meno 0,50%, prevedendo inoltre che si possa raggiungere l’1% nel 2024.

Questo potrebbe essere un percorso troppo veloce, ma addirittura la Bce sta ancora ragionando se già da quest’anno si possa andare ancora più velocemente, e questo lo scopriremo a marzo.

In ogni caso, una volta che questo treno lascia la stazione poi non c’è modo di fermarlo.

Anche i titoli di Stato tedesco da più di quattro anni sono diventati positivi, quindi sta per nascere finalmente una nuova era.

Ora è lecito chiedersi se anche il Giappone sarà costretto a seguire l’esempio visto che fu proprio la Banca del Giappone la prima a sperimentare i tassi ufficiali sotto lo zero. 

Certamente la sua curva dei rendimenti è stata trascinata al rialzo rispetto al resto dei rendimenti globali con scadenze a 5 anni che offrono rendimenti positivi e rendimenti a 10 anni che sono i più alti dal 2016…

Però sono stati poi i primi che hanno veramente portato i tassi di interesse a livello negativo. 

Se i tassi negativi hanno in qualche modo migliorato l’economia europea e quella giapponese, storicamente molto lente, purtroppo hanno drogato il sistema per troppo tempo.

E’ giunta l’ora di sistemare alcune storture che, a mio avviso, sono state tollerate per troppo tempo.

Mi riferisco al fatto che le banche siano state incentivate a non immettere soldi sull’economia reale, grazie al fatto che giocando con il differenziale di tasso hanno potuto fare rendimenti senza assumersi alcun rischio, semplicemente parcheggiando denaro presso la Bce e la Banca del Giappone. 

Il modo più semplice per vedere l’effetto dei tassi negativi sull’economia reale, è guardare i saldi di cassa.

Il volume di banconote che sono state inghiottite dai “materassi” delle banche negli ultimi anni sono aumentati costantemente man mano che il tasso sui depositi della Bce è diventato sempre più negativo. 

Questo, è tutt’altro che un segno salutare.

I tassi di interesse super bassi dovrebbero stimolare i prestiti per generare una crescita.

Infatti le industrie, grazie ai tassi bassi, possono prendere prestiti pagando pochi interessi, creando un volano per far crescere la loro economia. 

Ma questa relazione si è sempre più deteriorata nel corso del tempo. 

Gli analisti di Natwest Group PLC stimano che le banche italiane abbiano prestato alle famiglie e alle società solo un quinto dei 250 miliardi di euro prelevati negli ultimi due anni delle operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine della Bce.

Solo un quinto. 

Questo significa che dei 250 miliardi prelevati ne hanno prestati solo 50 miliardi. 

Quindi c’è un sacco di moneta elettronica parcheggiata nei depositi delle banche.

A tal punto che il bilancio della Bce di 8,6 trilioni di euro supera persino quello della Fed… 

I tassi della Bce persistentemente negativi hanno risucchiato l’economia reale, per consentire il privilegio a economie sempre più ricche come la Germania di essere pagate per prendere denaro in prestito.

Con questo non voglio dire che il rialzo dei tassi sia un volano per l’economia, infatti in linea teorica è esattamente il contrario. I tassi si abbassano quando l’economia va male e si alzano quando l’economia è in ripresa come ora.

Quindi il messaggio di fondo NON è: che bello si stanno alzando i tassi e quindi finalmente l’economia andrà bene. 

Tuttavia venendo da un periodo troppo lungo di tassi bassi o addirittura negativi ora possiamo salutare con favore un rialzo dei tassi, proprio perchè consentirà all’economia di normalizzarsi.

E’ un po’ come se fossimo alla guida di una macchina, ora ci troviamo di fronte ad una curva e per poterla fare dobbiamo obbligatoriamente alzare l’acceleratore e spingere un po’ il freno. Ovviamente rallentiamo, ma in questo modo possiamo tenere la strada.

I tassi a zero ci hanno imballato il motore perchè abbiamo continuato ad accelerare pur non avendo la macchina adatta per poterlo fare. Adesso piano piano stiamo tornando alla normalità e tutto questo è positivo.

Ecco perchè sono convinto che questa ricalibrazione a lungo andare farà molto bene all’economia del vecchio continente, e in prospettiva tutto questo avrà risvolti importanti sui listini azionari europei.

Il mio focus rimane sul mercato americano, ma credo che il mercato europeo potrà in futuro recuperare parte del gap che ha subito in questi anni da Wall Street.

Poi, come dico sempre, una rondine non fa primavera, quindi prima di saltare a conclusioni affrettate è bene vedere come reagirà il sistema a questa ricalibrazione, ma non v’è dubbio che le parole della Lagarde non devono spaventare, ma anzi rafforzare la fiducia sui listini europei.

In ogni caso non mancherò di tenerti aggiornato sugli sviluppi della situazione.

A domani

Giuseppe


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