Inflazione e Supply chain visti da un altro punto di vista

Una delle cose che spero di riuscire a trasmetterti attraverso i PascaDaily è l’abitudine a guardare là dove in pochi guardano.

Infatti difficilmente riuscirai a trarre vantaggi compulsando i prezzi passati, le cose che sono sotto gli occhi di tutti hanno probabilmente già esaurito la capacità di dare indicazioni.

Trovare inefficienze sul mercato è sempre più difficile, ecco perchè è molto importante avere uno sguardo largo quando si analizza il mercato.

Oggi, insieme a te, vorrei fare proprio questo, ovvero cercare di leggere situazioni note, riferendomi però a particolari che in pochi guardano.

In particolare oggi vorrei parlarti della catena di approvvigionamento e dell’inflazione, visti da un punto di vista nuovo.

La catena di approvvigionamente è uno dei temi che maggiormente ha messo in apprensione i mercati, ma per fortuna le cose sembrano in via di miglioramento.

Tuttavia all’orizzonte si sta affacciando un altro problema che potrebbe mettere ancor più in difficoltà i listini.

Infatti se è vero che le navi stanno entrando più velocemente nei porti e di conseguenza riescono a scaricare più velocemente le merci accorciando la catena di distribuzione è altrettanto vero che ora tutte queste operazioni costano molto di più.

Non c’è bisogno di spiegare che se trasportare merci costa di più, questo aumento dei costi si rifletterà inevitabilmente sul costo finale di tali merci innescando così la spirale inflazionistica.

Con un petrolio che ha ormai raggiunto i 90 dollari al barile non c’è da stupirsi nel sapere che il settore del trasporto sia sotto pressione, ma nel settore marittimo c’è un problema in più da considerare.

Ed è qui che assume significato la premessa che ti ho fatto all’inizio, ovvero quella di guardare dove gli altri non guardano.

Infatti il carburante che viene utilizzato dalle navi è un tipo di gasolio molto diverso da quello utilizzato per aerei o auto e ha margini molto più bassi per le raffinerie. Le quali, manco a dirlo, stanno concentrando la produzione sui settori più redditizi, diminuendo l’offerta e alzando ancora di più i prezzi del gasolio per le navi.

Tutto ciò sta creando grandi problemi di inflazione al settore dei trasporti marittimi che regge gran parte del commercio mondiale. Quindi se da una parte abbiamo un sensibile miglioramento dei tempi di scarico dall’altra abbiamo un preoccupante aumento dei prezzi.

Il costo del carburante marittimo per esempio ha raggiunto, sulla piazza di Rotterdam, picchi che non si vedevano dai massimi del 2019, mettendo a segno un aumento di oltre il 23%.

Benchè se ne parli veramente poco questo è decisamente un motivo per cui i prezzi delle materie prime globali e di conseguenza l’inflazione sono così alti.

A questo problema del settore marittimo va aggiunto che il carburante marittimo ha un procedimento di raffinazione più costoso rispetto agli altri carburanti. Infatti per ridurre l’alto impatto sul clima causato dal trasporto marittimo nel 2020 sono state implementate delle nuove regolamentazioni che impongono l’uso di gasolio a basso contenuto di zolfo che è appunto più complicato da produrre.

Questo tipo di carburante ha una sigla specifica: VLSFO e potrebbe in futuro essere sostituito da un altro tipo di carburante a basso contenuto di zolfo che è chiamato “gasolio sottovuoto” che è più economico. Tuttavia questo tipo di raffinazione è nata da poco e non è ancora in grado di sostituire il più famoso VLSFO.

Questo ha costretto le compagnie marittime ad andare a cercare altre soluzioni per ridurre i costi del carburante che sono la prima voce di costo nel trasporto marittimo.

Molte compagnie si sono quindi rivolte al mercato asiatico che in virtù di costi di manodopera più bassi riesce a raffinare il carburante a prezzi più economici.

Ancora una volta però per le compagnie marittime si ripresenta il problema dell’offerta, infatti in asia il gasolio a basso contenuto di zolfo costa meno ma la produzione non è tale da garantire la piena soddisfazione della domanda.

E finalmente arriviamo al dunque.

Tutto questo discorso ci fa capire una cosa importante.

Le compagnie di trasporto marittimo sono di fronte ad una scelta molto difficile, o ridurre i costi ma offrire meno servizi visto che il carburante a basso costo è poco, oppure aumentare i trasporti usando la raffinazione europea ma innescando così un rialzo dei prezzi.

Nel primo caso -costi bassi ma meno trasporti- si creerebbe nuovamente un forte problema nella catena di distribuzione, nel secondo caso -più trasporti ma costi più alto- si darebbe una spinta importante all’inflazione.

Attualmente questa situazione non è ancora stata presa in considerazione dagli analisti di Wall Street visto che quasi nessuno ne parla, ma a mio avviso monitorare questo aspetto ci dirà molto sull’andamento futuro dell’inflazione e del problema della supply chain.

Come ti ho detto, vedere le cose da vari punti di vista può essere molto importante e ci può far prendere decisioni più tempestive e oculate.

Chiaramente non mancherò di tenerti aggiornato sui prossimi sviluppi.

A domani

Giuseppe

 

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