La befana ha portato il carbone, sta arrivando il crollo dei mercati?

La Befana ci ha regalato una correzione del 2% e immancabilmente è partita la solita litania di chi, ad ogni inciampo, prefigura scenari da brivido, fatti di crolli delle azioni e di bolle che scoppiano.

Sai bene che non ho la facoltà di vedere nel futuro, quindi quello che avverrà lo analizzeremo strada facendo, del resto una rubrica quotidiana serve anche a questo.

Tuttavia, pur non prevedendo il futuro, posso analizzare il presente. Ti garantisco che se si guardano le cose senza preconcetti e con una solida esperienza, guardare con freddezza i numeri aiuta molto.

Innanzitutto si può scoprire che il crollo non ce l’ha portato la Befana ma bensì la FED. Bella scoperta dirai tu… questo l’hanno visto tutti, è chiaro. Del resto il nostro vecchio caro S&P 500 – l’indice più rappresentativo di New York – ha preso la via del ribasso appena sono usciti i verbali della riunione della FED.

A quanto pare il mercato sembra terrorizzato del fatto che la banca centrale statunitense stacchi la spina ed inizi una politica non dico restrittiva, che sarebbe troppo, ma quantomeno non più così accomodante.

Ma è poi così vero che i mercati sono totalmente dipendenti dalla FED?

In parte sì, su questo non ci sono dubbi, ma è altrettanto vero che non è stata solo la Federal Reserve a spingere le quotazioni in quello che è stato, negli ultimi 10 anni, il rally più lungo e forte della storia dei mercati dal 1800 ad oggi.

Molto interessante, a riguardo, uno studio di Pavillon Global Markets, riportato oggi anche dal Sole24ore. Gli analisti hanno “spacchettato” il rally di Wall Street per cercare di capire quali siano state le componenti fondamentali che hanno guidato questi rialzi.

Secondo questo studio il 40% del rally è stato provocato dai Buyback azionari -ovvero le stesse aziende hanno ricomprato le proprie azioni, molte volte a debito, sfruttando i tassi bassi. Infatti, come scrivono gli stessi analisti di Pavillon «Ogni calo dell’1% dei tassi dei bond aziendali si è tradotto in un aumento dello 0,44% dei buyback di azioni»

Il 34% del rally è dovuto invece all’aumento degli utili societari, mentre il 19% all’espansione dei multipli, ovvero dal fatto che i prezzi sono aumentati in maniera maggiore rispetto all’aumento degli utili.

Ed infine, il 7% di questo rally è dovuto ai miei tanto cari dividendi.

Ora si possono leggere questi dati in tanti modi, ognuno ne faccia le sue considerazioni. Certamente leggendoli non si può dire che la FED non abbia avuto un ruolo, ma forse guardando bene possiamo anche evincere che i mercati non sono totalmente dipendenti da lei.

Se infatti possiamo dire che nel 40% dovuto ai buyback azionari l’opera della Fed è stata determinante, possiamo altrettanto dire che abbiamo un 41% formato dai maggiori utili e dai dividendi nei quali la Fed ha meno meriti.

Come vedi, vedere le cose a senso unico è sbagliato e mantenere uno sguardo disincantato è sempre la cosa migliore da fare.

Come ripeto fino allo sfinimento io non posso sapere con certezza se l’intero mercato salirà o scenderà nei prossimi mesi, però ho due certezze…

…nel lungo periodo i prezzi delle azioni saliranno, come è sempre successo nella storia dei mercati e, ancor più importante, in qualsiasi condizioni di mercato ci sarà sempre il modo di trovare singole azioni o addirittura interi settori che faranno meglio dell’intero mercato, consentendoci di realizzare delle extra performance.

Questo, del resto, è quello che ho fatto per me e per i miei clienti negli ultimi 11 anni, ottenendo un rendimento medio del 22,34% contro l’ 12,99% del S&P 500.

Il mercato si può battere e nel mio libro Dove metto i miei soldi ti spiego come. Clicca qui se vuoi vedere cosa contiene.

La dimostrazione che in ogni situazione ci sono sempre settori o singole azioni che fanno meglio la si può trovare anche in questi giorni. Infatti mentre tutti erano presi dalla foga di parlare di un fantomatico imminente crollo delle azioni – lo fanno da anni e vengono sempre smentiti- in pochi si sono accorti che il titolo del tesoro americano a 10 anni è salito sopra l’1,6% raggiungendo rendimenti che non si vedevano da ottobre scorso.

Questo ad inizio di questa settimana ha portato il settore finanziario ad avere una netta sovraperformance rispetto alla totalità dell’indice. Indicativa la giornata di martedì, dove l’ETF Financial Select Sector SPDR è salito del 2,6% in corrispondenza di un calo dell’S&P 500 dello 0,1%.

Con questo non voglio affatto dirti che è giunto il momento di comprare dei titoli finanziari, ma è semplicemente un banale esempio per farti capire che, a saperle cercare, le occasioni sui mercati azionari ci sono sempre.

La cosa importante è saperle cogliere.

Al tuo successo.

Giuseppe.

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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