La corsa ai minerali per la produzione di batterie

Attualmente accaparrarsi i minerali per produrre le batterie, sta diventando una vera e propria guerra tra le grandi case automobilistiche visti gli obiettivi di vendita decisamente aggressivi.

Ford, General Motors e Tesla sono quelle che per prime si sono mosse per accaparrarsi questi preziosi minerali.

Martedì, per esempio, General Motors ha firmato un accordo di fornitura di cobalto, uno dei tre materiali principali per la costruzione delle batterie dei veicoli elettrici, con il gigante minerario Glencore…

Una società fondata da Marc Rich nel 1974 con sede a Baar in Svizzera che, tra l’altro, in questo periodo sta crescendo senza limiti. 

Il cobalto riceve più attenzione rispetto agli altri materiali perché la maggior parte viene estratto dalla Repubblica Democratica del Congo che, a dirla tutta, non solo ha una pessima reputazione per pratiche minerarie decisamente scadenti…

…ma anche le condizioni di lavoro sono alquanto rivedibili.

“General Motors e i nostri fornitori stanno costruendo un ecosistema di veicoli elettrici incentrato sull’approvvigionamento di materie prime critiche in modo sostenibile e sicuro”. 

Queste sono le parole di Jeff Morrison, vicepresidente di General Motors. 

Tuttavia il cobalto è anche molto costoso, motivo per cui General Motors e altri, inclusa Tesla, utilizzano prodotti diversi per le batterie come ad esempio il litio, il ferro o il fosfato, contribuendo così ad una sostanziale riduzione dei costi. 

Ad ogni modo, se questi colossi come General Motors, Ford e Tesla vogliono raggiungere i propri obiettivi produttivi, è di vitale importanza garantire alle proprie fabbriche un approvvigionamento sicuro di questi materiali. 

Ad esempio, General Motors vuole vendere un milione di veicoli elettrici all’anno in Nord America entro il 2025.

Mentre Ford, vuole raggiungere le 2 milioni vendite annuali entro il 2026. 

Ford che, tra l’altro, lunedì ha dichiarato di aver firmato un accordo di fornitura con il minatore di litio australiano Lake Resources.

“Questo è uno dei numerosi accordi che stiamo esplorando per aiutarci a proteggere dall’aumento delle materie prime per supportare la nostra aggressiva accelerazione dei veicoli elettrici che vorremmo vendere nei prossimi anni”. 

Ecco quanto aveva dichiarato Lisa Drake, vicepresidente di Ford e capo del dell’EV Industrialization.

Tuttavia, i materiali delle batterie sono cruciali, neanche a dirlo, anche per Tesla. 

Le stime che arrivano da Wall Street prevedono che il pioniere dei veicoli elettrici venderà circa 3,6 milioni di automobili nel 2025. 

Ma c’è anche da dire che Tesla già da anni possiede le proprie joint venture (collaborazioni) per la produzione di batterie. 

Ha anche firmato accordi con minatori di litio molto importanti per garantirsi la fornitura nei prossimi anni. 

Venerdì scorso aveva fatto anche un po’ discutere un annuncio del CEO dell’azienda, Elon Musk, affermando che Tesla potrebbe entrare direttamente nell’estrazione del litio, lamentandosi di quanto fosse diventato costoso il materiale. 

In effetti, i prezzi di riferimento del litio sono aumentati di quasi l’80% di inizio anno… 

…aggiungendo circa 2.000$ al prezzo di un veicolo elettrico medio. 

L’azione sui prezzi è diventata un segnale per le case automobilistiche globali di agire per tutelare il proprio approvvigionamento di materie prime. 

“È chiaro che i problemi della catena di approvvigionamento sono qua per rimanere” afferma Pedro Palandrani, direttore della ricerca presso Global X ETFs. 

Lui crede che più case automobilistiche spingeranno sempre più in alto la catena del valore delle materie prime, cercando anche di acquistare partecipazioni in miniere a piccole capitalizzazioni. 

In questo modo non solo le case automobilistiche otterranno un offerta, ma  beneficeranno anche di prezzi più stabili per i loro approvvigionamenti.

In questo scenario però, anche i minatori, in parte di proprietà delle case automobilistiche, guadagneranno molto di più. 

È una integrazione assolutamente verticale e molto intelligente. 

Intanto però, l’ETF Global X sui veicoli autonomi ed elettrici con il codice [DRIV] è sceso di circa il 17% da inizio anno, facendo peggio dei due indici principali americani, lo Standard Poor’s 500 e il Dow Jones Industrial Average rispettivamente in calo dell’8% e del 6%.

Tuttavia, non dimentichiamoci che questo ETF è aumentato del 27% nel 2021… 

Le prime tre partecipazioni all’interno di questo ETF sono Apple, Google e Tesla.

Google, ad esempio, possiede la società di guida autonoma Waymo e Apple sta lavorando alla tecnologia delle auto elettriche e sta sviluppando i sistemi di guida autonoma.

Per concludere…

Il discorso approvvigionamento sarà fondamentale per Ford, General Motors e Tesla se vogliono raggiungere gli obiettivi di vendita futuri.

Noi, come sempre, siamo alla finestra, e qualora dovesse esserci qualche opportunità interessante, non mancherò di tenerti aggiornato.

Al tuo successo,

 

Giuseppe

 

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