l’America da, l’America toglie

Giovedì 5 maggio, il mercato azionario è letteralmente crollato.

Avevamo appena assistito ad uno spettacolare rally innescato dalle le scelte del presidente della Fed, Jerome Powell…

…dopo l’ufficializzazione dell’aumento di mezzo punto percentuale dei tassi di interesse e una tempistica chiara per quanto riguarda la contrazione del proprio bilancio.

Il Dow Jones Industrial Average è arretrato di 1063 punti. 

E il Nasdaq non perdeva oltre il 5% dall’11 giugno 2020.

La Fed è stata irremovibile sulla riduzione dell’inflazione, quindi da 0,25% ha dovuto aumentare a 0,50%. 

Ma ha anche affermato di non prendere in considerazione un aumento più aggressivo.

Infatti alcuni analisti pensavano potesse procedere con un rialzo anche di 75 punti base.

E ricevere una tale smentita è stato un vero sollievo per i mercati. 

Anche se, in realtà, non ci ha messo molto Wall Street a fare dietrofront dopo lo splendido rialzo di mercoledì.

L’insicurezza, in questo momento, regna sovrana.

I mercati stanno ancora cercando di quantificare le difficoltà che i tassi di interesse più elevati potrebbero arrecare all’economia e agli utili delle società.

E non dimentichiamoci che il clima era già molto teso a causa della guerra tra Russia e Ucraina e i lockdown cinesi arrivati ormai alla terza settimana.

In riferimento a quest’ultima vicenda, il Caixin – l’indice cinese dei direttori agli acquisti del settore dei servizi – è in calo rispetto a marzo del 13,81%, passando da 42 a 36,2.

Questo sottolinea, ancora una volta, come l’attività economica cinese stia continuando a crollare vertiginosamente.

E se le aziende di tutto il mondo non possono accedere a una fornitura sufficiente da parte della Cina per soddisfare la loro domanda…

…il dato sulle esportazioni cinesi non potrà far altro che diminuire.

Il PMI cinese – l’indice di produzione – sentenzia qualcosa di inimmaginabile fino ad un paio di anni fa:

Il paese di Xi Jinping, in questo momento, sta rallentando la crescita globale. 

Non a caso questo sta sfiduciano numerosi investitori nel mercato…

e questo, inevitabilmente, si riscontra anche nell’andamento dei prezzi.

Tutti e tre i principali indici sono ancora scambiati a livelli inferiori alle loro medie mobile a 200 giorni, il che significa che gli investitori non sono ancora abbastanza sicuri di acquistare titoli azionari a questi prezzi.

Ovviamente i titoli tecnologici sono stati i più colpiti, mentre i T-Bond a dieci anni sono saliti al 3,05%, il che segna un nuovo massimo di chiusura dell’era post pandemica. 

Rendimenti più elevati delle obbligazioni a lunga scadenza rendono i profitti futuri meno preziosi attualmente.

Molte società tecnologiche in rapida crescita, le cosiddette growth, sono infatti meno appetibili poiché prima di vedere maturare profitti interessanti, è probabile bisognerà attendere ancora molti anni.

Apple, che ha citato la sospensione delle attività in Cina come un ostacolo alle vendite per il trimestre in corso e ha visto le sue azioni scendere del 5,6%…

Così come quelle di Microsoft che hanno perso il 4,4%. 

Tuttavia, c’è un lato positivo, su cui il mercato potrebbe aggrapparsi. 

Lo Standard & Poor’s 500 è ancora fermo al di sopra dei minimi di chiusura di venerdì, indicando che i compratori stanno monitorando quei livelli. 

O almeno gli investitori sanno che il rischio legato alla Fed – allo stato attuale – non sta peggiorando. 

Un altro dato interessante da seguire è stato il rapporto sull’occupazione del Bureau of Labor Statistics, ufficializzato venerdì scorso. 

Gli economisti avevano stimato un aumento di 400.000 posti di lavoro ad aprile, il che avrebbe segnato una diminuzione rispetto al risultato di marzo pari a 431.000.

E invece il dato è stato molto interessante, 428.000 posti di lavoro in più, spingendo così il livello di disoccupazione al 3.6%. 

Qualsiasi risultato troppo al di sopra avrebbe potuto indurre la Fed ad alzare i tassi di interesse in modo più aggressivo di quanto avrebbe affermato questa settimana. 

Le preoccupazioni economiche stanno anche spingendo gli investitori ad affluire in asset di rifugio come il dollaro.

Il Dollaro, infatti, specie nell’ultimo periodo si sta rafforzando velocemente.

Pensa che l’indice DXY – l’indice del dollaro statunitense – è salito dello 0,9%, avvicinandosi al massimo pluridecennale. 

Tuttavia, nella giornata di giovedì si sono registrati diversi movimenti, anche piuttosto pesanti.

Ecco quali… 

JD.com e NIO sono crollati rispettivamente del 6 e del 15%. 

Shopify è sceso del 15% dopo che la società ha riportato un profitto di 0,20€ per azione, mancando le stime di 0,64€.

Anche le azioni di Etsy sono scese del 17%. 

Il suo profitto di 0,60€ per azione era in linea con le stime, le vendite sono state di 579 milioni, al di sopra delle aspettative di 575 milioni, ma nonostante ciò non è bastato per far salire il prezzo. 

Tutti segnali ovviamente non positivi, ma il mercato non è ancora in territorio recessivo. 

Il lavoro della Banca Centrale sarà fondamentale nei prossimi mesi. 

Intanto continuerà la volatilità. 

Quindi signori, cinture allacciate e tanta pazienza perché sul lungo periodo il mercato ripaga sempre.

 

Al tuo successo,

Giuseppe

 

 

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